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A modo mio. I gregari e i capitani.

Nel mondo del ciclismo per i gregari c'è sempre una pacca sulle spalle, una parola di conforto, una spinta laddove necessaria e le parole di ringraziamento dei vari capitani. Il loro lavoro è apprezzato e rispettato da tutti, d'altronde sacrificare le proprie ambizioni per favorire un compagno di squadra è una delle azioni più lodevoli che si possano fare, insomma tutto bello, tutto perfetto a meno che'¦il gregario non decida di fare uno scherzetto al proprio capitano. I casi non sono frequentissimi ma nemmeno troppo rari. L'ultimo in ordine di tempo ha visto protagonisti due nostri connazionali al Tour de San LuisElia Viviani e Jakub Mareczko. I due velocisti impegnati con la nazionale azzurra, guidata per l'occasione da Dino Salvoldi, si sono giocati l'ultima tappa della corsa argentina che si concludeva proprio a San Luis. Sulla carta i ruoli erano ben chiari con Viviani capitano e 'Kuba' che avrebbe dovuto fargli da ultimo uomo. In realtà il giovane velocista della Southeast ha fatto la propria volata e per uno scherzo del destino si è giocato il successo, uscendone vincitore, proprio con Elia. E' vero che siamo ad inzio stagione e che una tappa al San Luis non cambia la carriera ma questo comportamento rischia di lasciare strascichi all'interno della nostra nazionale per di più in una stagione che prevede un mondiale per velocisti. Viviani non l'ha presa bene e ha saltato la cerimonia del podio, adesso bisogna vedere in che modo i due chiariranno la cosa visto che potrebbero trovarsi nuovamente ad essere compagni di squadra in nazionale.

All'ultima Vuelta a España era stato Mikel Landa a mandare al diavolo tattiche di squadra e ds andando a prendersi la tappa di Andorra. Dopo una lunga fuga, anziché rallentare e aiutare Fabio Aru a guadagnare più terreno possibile sui propri avversari, decise di proseguire nella sua azione e di arrivare in beata solitudine al traguardo. Un gesto, quello di Andorra, che Mikel covava dentro da alcuni mesi, dal giorno del Colle delle Fineste all'ultimo Giro d'Italia per essere più precisi. Giorno in cui, viste le difficoltà di Alberto Contador, sognò per qualche chilometro di ribaltare il Giro e detronizzare il pistolero, salvo poi essere richiamato all'ordine dall'ammiraglia per aspettare Fabio Aru e in sostanza cedergli il secondo posto in classifica. Aru che è ragazzo intelligente e memore di quanto accaduto al Giro non se la prese e l'episodio non lasciò strascichi all'interno della squadra, col basco che successivamente rientrò nei ranghi e diede il suo contributo per la causa del corridore sardo.

Chi se la prese e non poco fu Danilo Di Luca al Giro d'Italia 2007. Quel Giro che si concluse con la vittoria del corridore abruzzese, si aprì con una cronosquadre all'isola della Maddalena dominata dalla Liquigas che poteva contare anche su corridori come Pellizotti, Noè e un giovane ma già competitivo Nibali. A Passare per primo sul traguardo non fu Di Luca ma Enrico Gasparotto che sorprese i compagni di squadra e andò a prendersi la prima maglia rosa del Giro. Danilo, che puntava alla vittoria finale, avrebbe potuto tranquillamente far finta di nulla invece non fece nulla per nascondere la cosa e iniziò ad imprecare e bestemmiare in mondovisione.

E' vero che in una squadra debbano esserci delle gerarchie e che quando un capitano richiama all'ordine, a questi si dovrebbe sottostare, è altrettanto vero che si è professionisti e che quindi si è pagati anche per accettare determinate situazioni ma questi ragazzi sono pur sempre essere umani ed è nell'ordine delle cose che di tanto in tanto la ragione ceda il passo all'istinto.

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