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Al lavoro in bicicletta: a Fabriano un museo dedicato alle bici dei mestieri

A Fabriano c'è un luogo assolutamente unico ed è un museo dedicato ai Mestieri in bicicletta, con mezzi di altre epoche che fanno sognare.

Fabriano è un paese in provincia di Ancona che è storicamente famoso per la carta, una produzione che ebbe inizio nel 1200. Ma da qualche anno c'è un altro aspetto che appassiona tutti i ciclisti e non: il museo dedicato ai mestieri in bicicletta: una mirabolante raccolta che racconta lo spaccato di un'Italia laboriosa e ingegnosa, resa possibile grazie alla ricerca di Luciano Pellegrini.

Luciano, nato a Fabriano, da giovane era un'autentica promessa del pugilato nazionale, ha dedicato anni ad un suo personalissimo ed impegnativo giro d'Italia, al fine di recuperare pezzi unici che riuscissero a ricomporre la storia italiana della quotidianità su due ruote. Ne è uscito un affresco incredibile, che racconta la fatica degli artigiani che nei primi anni del Novecento si servivano della bicicletta '“ e del suo motore 'umano' naturalmente '“ per muoversi sul territorio ed esercitare la propria professione, in qualunque stagione e con qualunque tempo, a domicilio o nelle piazze dei paesi, delle città. La realtà povera del Dopoguerra faceva da sfondo alle storie delle campagne e di chi usava le due ruote come vero e proprio mezzo di sostentamento: famiglie povere dove gli oggetti si riparavano, usavano fino al limite e, a volte, avevano anche due o tre vite.

Il percorso museale, corredato di contributi e foto storiche, è un vero e proprio tuffo nel passato. E' qui che si scava nella storia di mestieri totalmente dimenticati, affascinanti come una favola di un'altra epoca.
C'è quella dell'orologiaio con un pratico tavolo da lavoro in legno che si ribaltava oltre il manubrio e un ombrellone per lavorare sotto la pioggia; c'è quella del gelataio che non è altro che un triciclo ribaltato con il serbatoio delle creme e il contenitore dei coni sulle piccole ruote anteriori; c'è quella del distillatore di Mistrà '“ un liquore marchigiano allora clandestino '“ con alambicchi e fornelli come i maghi. E poi, forse quella più evocativa e incantata: la bici del cinematografo ambulante, con un proiettore fissato nella parte posteriore e un lenzuolo bianco da inchiodare al muro.
Che cosa proiettavano, nelle notti di cinquanta anni fa, per le strade d'Italia mentre i bambini correvano avanti e indietro a piedi nudi, proprio come in certi nostri film?

Erano viaggi, più che mestieri, piccoli o grandi. Forse non basta un museo per raccontare quelle esistenze semplici, per collezionarli come farfalle integre della loro bellezza. Ma di sicuro questa è la testimonianza reale dell'ingegno e della fantasia umana che forse trionfa quando ha a che fare con una delle più affettuose compagne che ha avuto nella Storia: la bicicletta.  

 

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