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Alejandro Valverde, l'Embatido

La settimana scorsa abbiamo parlato di quei corridori che per qualità e successi è impossibile definire semplici velocisti, una serie di corridori completi che possono ambire a giocarsi corse molto diverse tra loro. Anche le classiche delle Ardenne (Amsel, Freccia e Liegi) hanno portato alla ribalta corridori molto completi. 

A vincere sono stati Michal Kwiatkowski e Alejandro Valverde. Ad accomunarli, più che la capacità di vincere volate nemmeno troppo ristrette, è la loro continuità di rendimento. Il campione del mondo che dopo il trionfo all'Amstel - quarto iridato a trionfare nella cosa della birra dopo Merckx, Raas e Hinault - ha deluso le attese a Freccia e Liegi, in stagione vanta 2 successi e ben 17 piazzamenti tra i primi 10. Ancora meglio ha fatto lo spagnolo della Movistar che vanta 6 vittorie e 18 piazzamenti tra i primi 10. Una costanza di rendimento che in questa stagione possono vantare solo Kristoff e Porte.

Alejandro Valverde per il secondo anno consecutivo si è imposto nella Freccia Vallone e a 9 anni dal primo e a 7 dal secondo, è andato a conquistare il terzo trionfo Liegi. Il murciano è probabilmente il corridore più continuo in assoluto dell'intero gruppo. Solo i velocisti migliori riescono a  vincere con una certa continuità dall'inizio alla fine della stagione, ma a differenza dei corridori da GT e da classiche possono vincere anche quando la condizione non è delle migliori visto che non sempre si trovano a dover fare i conti, salvo poche eccezioni come può essere per il Tour, con corridori che impostano la loro preparazione per essere al massimo in quella determinata gara. Cosa invece molto più frequente nelle classiche o nei GT.

Proprio qui sta la straordinarietà di Alejandro Valverde che riesce a competere ad armi più o meno pari con tutti dalla piccole corse a tappa spagnole a quelle del WT passando per quelle mediorientali, dalle classiche delle Ardenne a quelle di fine stagione, per finire ai GT dove riesce a tenere senza grossi cali di rendimento due impegni ravvicinati come Tour e Vuelta.

Questa continuità di rendimento che farebbe la fortuna di qualsiasi corridore, non basta a tenerlo lontano da critiche e mugugni spesso feroci se non addirittura gratuiti. Ricordo ancora benissimo i mugugni e il darsi di gomito all'ultimo Lombardia per l'ennesimo piazzamento dello spagnolo al termine di una corsa che poteva ampiamente vincere come dimostra il secondo posto finale. In quel di Bergamo era tutto un prendere in giro quello che una volta era soprannominato l'Embatido perché non perdeva mai e che invece nel giro di pochi giorni, dopo l'ennesimo podio mondiale aveva trovato ancora una volta il modo di perdere una corsa che doveva essere sua.

In carriera Alejandro ha perso tante corse che poteva vincere ma dare di lui l'immagine del succhiaruote o di quello attendista fino allo sfinimento è ingeneroso nei confronti di chi in carriera ha vinto tre Liegi, due Freccia e due San Sebastian tra le classiche più importanti, una Vuelta di Spagna e tante altre corse più o meno importanti alle quali vanno aggiunti cinque podi sempre alla Vuelta, sei podi Mondiali e numerosi piazzamenti sul podio nelle classiche.

Questa campagna delle Ardenne era iniziata con l'ennesimo secondo posto e puntuale come sempre era ricominciata la litania sui piazzamenti, poi tra Freccia e Liegi ha mostrato al mondo intero che esiste ancora anche la versione Embatido e sia sul Muro di Huy che a Liegi, al termine di due gare abbastanza noiose, ha fatto un sol boccone degli avversari mancando di un soffio quella tripletta riuscita solo a Rebellin nel 2004 e a Gilbert nel 2011. Sia sul muro che alla Liegi non ha sbagliato nulla partendo al momento giusto e mostrando la sua superiorità sugli avversari. Una superiorità stavolta anche mentale con una lucidità e una consapevolezza non sempre vista nel corridore spagnolo.

Di corse ne ha perse tante e tante ne perderà ancora, nonostante la grande esperienza derivante dai suoi 35 anni d'età e dai 13 di professionismo, ma resta in ogni caso un corridore da ammirare per la mole e la qualità dei suoi successi e per la capacità di mantenersi al vertice in un periodo di grandi cambiamenti per il ciclismo e in anni in cui andava per la maggiore la specializzazione e la selezione degli obiettivi stagionali mentre lui ha sempre corso andando forte per tutta la stagione ed anche con questo si spiegano tante sconfitte.

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