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Basta calcio, vado in bici

Giuseppe R.



Che ruolo rivesti oggi nel mondo del ciclismo?

Sono procuratore sportivo, mi occupo dell'aspetto contrattuale e promozionale dell'atleta. Contrattuale per le squadre e promozionale per l'immagine e gli sponsor, sia nel mondo dilettantistico che professionistico.

I passaggi principali della tua storia su due ruote?

Mi avvicino al mondo del ciclismo perché a 16 anni decido di smettere con il calcio. Durante una partita, il mio allenatore mi lascia in panchina per l'ennesima volta e io me ne vado lanciando la borsa in campo e urlando 'io vado in bici!'. Più tardi ho intrapreso questo lavoro in seguito ad un episodio accaduto ad un amico professionista; lo vado a trovare in ospedale per un piccolo infortunio e sento un altro corridore lamentarsi dell'organizzazione. Ecco, da lì ho iniziato a muovere i primi passi come procuratore. Ricordo ancora con affetto molti 'miei' atleti: Mariano Piccoli, Zaina, Codol e così via'¦ Oggi mi capita di pensare ad un'alternativa perché il ciclismo non mi dà più l'entusiasmo di quando ho iniziato, circa 15 anni fa. Un tempo il ciclismo era più genuino, c'erano rapporti umani mentre ora è soprattutto business. Un business comunque difficile da gestire in Italia, per le poche risorse a disposizione, soprattutto rispetto all'estero.

L'obiettivo che ti piacerebbe raggiungere da qui in poi?

Vivere sempre più spesso la gioia e la soddisfazione che provo quando un mio corridore vince o fa un'azione importante.

La prima vera emozione? Entusiasmo o delusione?

Il primo ricordo è una caduta che ho fatto da bambino con mio padre: la ruota della mia biciclettina che s'infila in un tombino'¦ da adulto, abituato a tagliare una curva a tutta velocità nel piazzale di un benzinaio, una bella domenica trovo la catena alzata. Il resto ve lo lascio immaginare. La mia prima vera emozione la collego invece alla vittoria del mio atleta Mariano Piccoli all'ultima tappa del Giro d'Italia. Poi la vittoria di Marco Saligari, mio grandissimo amico e oggi cognato. La prima delusione? Capire che mio padre non mi avrebbe supportato nel correre.

Il tuo campione di sempre? Anche del passato'¦

Il mio campione di sempre è Moser.

La tua famiglia ti ha supportato? Gli amici hanno capito?

Come dicevo, mio padre non pensava fosse il lavoro per me, eppure quando uscivo in gruppo con i professionisti mi capitava di batterli. Non aver potuto correre per me è davvero un rimpianto.

Chi più di altri ti ha trasmesso questa passione?

Alcune persone non giovanissime eppure molto competitive, con una rivalità genuina, che a dire il vero li portava persino ad architettare qualche piccolo dispetto pur di vincere le gare organizzate dal loro gruppo sportivo. Era la 'Ciclistica Paina', una realtà che davvero ha saputo trasmettermi tanto entusiasmo.

Oggi con chi la condividi maggiormente?

Soprattutto con un mio collega, con i miei corridori e con un po' tutti gli addetti alle corse. Poi è bello quando si chiude un contratto, che non dipende solo dall'aspetto economico, ma che fa trovare all'atleta la squadra giusta. Ma l'aspetto più gratificante è quando un corridore ti chiede consigli che esulano dall'aspetto contrattuale e il rapporto si fa quindi personale.

Con quali parole spieghi alla famiglia e agli amici l'amore per le due ruote?

L'amore per le due ruote è entusiasmo e soddisfazione personale.

A quale occasione importante hai rinunciato pur di uscire a correre?

Non ho mai rinunciato a qualcosa per poter uscire in bici, anzi il giorno prima di sposarmi un giro di 150 km mi aiutò a scaricare la tensione.

La gara più emozionante?

Per me le prove monumento: le classiche del Nord per gli spettatori e il Giro d'Italia perché vissuto sul campo.

Le vittorie più belle: il Giro d'Italia del mio atleta Gilberto Simoni.

Il pubblico più caldo?

Sicuramente quello belga, ma nelle corse minori le persone anziane, che ne sanno una più del diavolo.

Il circuito più impegnativo?

Il circuito più impegnativo per me è spostarsi in ammiraglia da una tappa all'altra durante i grandi giri, mentre per i ciclisti la Liegi Bastogne Liegi.

Quanti km percorri in un giorno?

I km percorsi in macchina davvero tanti. Invece in bici 2000 km l'anno, ma con tanta sofferenza.

Il professionista che più rispetti?

Del passato è Zaina, oggi direi Omar Bertazzo. A livello tecnico mi piace molto anche Philippe Gilbert.

Cosa diresti agli automobilisti incattiviti?

Gli farei fare lo Stelvio dall'oggi al domani.

Se potessi aggiungere un optional magico alla tua bici cosa sceglieresti?

L'optional magico'¦ una sella comoda.

Ti è mai capitato di indossare una divisa che non ti piacesse?

Sì, una divisa nera, rossa e bianca'¦ insomma improponibile!

Hai mai raccontato bugie pur di uscire a correre?

Mi è capitato di uscire con la febbre senza dirlo alla mamma, ho pensato 'una sudata fa sempre bene'.

Quante biciclette hai avuto?

Una decina.

Ti è mai capitato di parlare con la tua bici?

Di solito le parlo quando sono in crisi e le domando perché va piano.

Quanti capi di abbigliamento possiedi?

Tre completi.

L'accessorio al quale non rinunceresti mai?

Decisamente gli occhiali.

Sei superstizioso? Qualche rito scaramantico?

No, nessuno.

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