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Breathless - pedalando i tropici con LaClassica

Continua l'avventura dei nostri ambassador Alessandro e Stefania, impegnati a compiere il giro del mondo in bicicletta. Ci raccontano nel loro diario di viaggio come se la cavano a pedalare nel caldo inverno dei tropici.

'Buon martedì grasso!' mi scrive mia madre su WhatsApp.  Per un attimo mi sembra di essere seduta in cucina a scaldarmi le mani su un piatto di chiacchiere fumanti, sentirne il crepitio mentre friggono e l'aroma vanigliato che rimbalza sui vetri appannati da cui si intravedono le cime dei pini innevati'¦
In realtà sono seduta su una sella a spingere in salita nel mezzo d'un acquazzone tropicale, la vampa che sento sulle mani sprigiona dalle manopole del manubrio che scivolano sotto i palmi bagnati di pioggia e sudore, gli alberi che mi circondano a perdita d'occhio sono palme agitate dai salti acrobatici di macachi che strepitano e fuggono al passaggio della bicicletta.

È un inverno diverso dal solito quello che stiamo passando, certamente il più caldo della nostra vita, intenti a pedalare verso sud in un lento e appassionante conto alla rovescia dal Tropico del Cancro al parallelo 0, l'Equatore.
Siamo in Malesia, teatro misterioso e ammaliante dei racconti di Salgari, terra di tigri, pirati e giungle impenetrabili. Molto è cambiato dai tempi di Sandokan, ma siamo sempre in un paese dove i colori non vengono mai meno, dove non esiste l'inverno, e dove non c'è mai respiro.
Non c'è respiro per il caldo tropicale che le intermittenti piogge torrenziali sembrano solo acuire, cuocendoci come ravioli cinesi in una vaporiera di bambù quando l'asfalto espira l'umidità che ha appena fatto in tempo ad assorbire. Che ci sia il sole o il temporale non fa tanta differenza: siamo sempre bagnati fradici. Ãˆ un clima estremo per testare le nostre magliette LaClassica!

Così ci lascia senza fiato il vigore rigoglioso della natura tropicale, che si dispiega in un brulicante pullulare di insetti, rettili, foglie, cespugli, alberi, una cascata di verde che rimbomba di vita, avvolgendoci nel respiro possente della giungla che soffoca il nostro, affannato e ansimante, mentre a colpi di pedale affrontiamo gli intensi saliscendi in cui i territori dell'interno sono fittamente plissettati.
E il fremito vitale senza tregua della natura si riverbera nei costumi della gente malese. Alle nuvole di teste velate delle malesi musulmane si affiancano i pratici caschetti delle intraprendenti donne cinesi e le folte trecce dondolanti sulle spalle brune delle indiane. Un vibrante miscuglio di genti, religioni e culture che si riflette nei lineamenti, nella cucina, nelle feste che punteggiano questo breve febbraio, da fare impallidire i coriandoli di carnevale. La prima a cui assistiamo è il Thaipusam, festival induista dedicato al dio della guerra Murugan, celebrato dai numerosi membri della comunità Tamil con una pittoresca processione alleBatu Caves.
Nel giorno della festa ci ritroviamo inghiottiti nella folla oceanica di pellegrini indù che risalgono fino all'imboccatura della grotta, in un tripudio di canti e balli estatici, petali di fiori e bacchette d'incenso, sari variopinti e strabilianti atti di devozione, come i piercing rituali con cui i penitenti si trafiggono schiena, guance e lingua.

Dopo una settimana è il turno del capodanno cinese, festeggiato in tutto il paese con 15 giorni di fuochi d'artificio quotidiani, scambi di auguri in forma di mandaranci, ananas, buste rosse dai bordi d'oro, gruppi folkloristici che si esibiscono a tutte le ore nelle allegre danze del drago e invadono le strade con chiassose batterie per scacciare la sfortuna e propiziarsi il nuovo anno della scimmia. In quest'occasione siamo ospiti di una famiglia cinese impegnata nella preparazione dei tradizionali biscotti fritti di capodanno. Che dire, non saranno le chiacchere della mamma,  ma anche questi sono una vera delizia.

Buon martedì grasso a tutti!

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