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Caleb Ewan, storia di un astro nascente

Gli occhi orientali, allungati verso le tempie parlano della sua origine coreana anche se lui dice di sentirsi completamente australiano. Caleb Ewan è nato ventuno anni fa a Sidney e di lui si sa ancora relativamente poco. I risultati di sicuro. E' per i suoi successi che è stato declamato, a ragione, come uno degli astri nascenti del ciclismo internazionale.

Già da Under aveva battuto clamorosamente dei professionisti e questo lo ha sicuramente aiutato a costruirsi la fama di nuovo Sagan. Qualcuno gli ha detto che, l'anno scorso, il primo da pro, ha vinto decisamente più del campione slovacco e di Mark Cavendish, che tra parentesi è il suo idolo, nei loro primi anni nel mondo dei grandi. Lui sembra ignorare la cosa. Anche perché è uno di quelli che, per ora, non sente la pressione mediatica e i paragoni servono solo a stimolarlo. Nel 2015 ha vinto qualcosa come quattordici corse. Tra queste, la tappa alla Vuelta è stata forse la più sorprendente. Ma Caleb è come tanti ragazzi della sua età che si affacciano sulla scena internazionale: quando i giornalisti gli chiedono cosa farà da grande sa solo che continuerà a fare il ciclista. Per il resto, sogna il Tour de France, quello sì, ma deve ancora capire che cosa può diventare. Sentire sé stessi lungo la strada, questo è il segreto che si impara in gruppo. Per ora quasi nessuno gli chiede altro. D'altronde si sa che oramai i giornalisti non brillano per fantasia: tutti si concentrano sulle sue sensazioni riguardo le corse, senza sapere che la gente, di un astro nascente e sconosciuto, vuole sapere tutto. Che cosa legge, cosa gli piace mangiare, cosa fa quando non pedala. Soprattutto questo. Perché i risultati disegnano il campione non la persona.

Caleb non può stare senza il suo i-phone, legge biografie e da piccolo passava ore a fare giardinaggio con i suoi genitori. E togliendo una ruota alla sua bicicletta, il risultato non cambierebbe perché è una specie di talento anche sul monociclo.

Il sogno più vicino, forse, è quello dei Campionati del Mondo in Qatar ma può essere che avremo l'occasione di vederlo pedalare in Italia, sulle strade del Giro. Vorrebbe qualche vittoria di tappa. Quelle per velocisti, probabilmente. La velocità di sicuro non è una cosa che gli manca ma si sa che i talenti, a volte, sono anche trasformisti. Nessuno può decidere cosa diventerà Caleb da grande e cosa vincerà, anche se si potrebbe facilmente prevedere. Deve esserci un accordo tra lui e la strada. Nel ciclismo, dietro le stelle che brillano, ci sono i sacrifici pagati con il sudore. Caleb ragazzino prodigio, lo chiamano. E lui, su due ruote o su una, ha capito che il segreto è non farsi sommergere dalle lusinghe o soffocare dalle aspettative.Sentire la fatica, ecco cosa ridimensiona tutto.
Solo così i risultati continueranno a dire chi è.

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