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Carlos Sastre: triste e vincente

Quelli della seconda metà degli anni duemila sono anni difficili per il Tour, l'epopea di Lance Armstrong, ancora lontana dall'essere cancellata, oltre ad aver svuotato di pathos e spettacolo la gara, ha lasciato nell'ombra tanti ciclisti che improvvisamente, si ritrovano ad essere i primi attori del più importante palcoscenico ciclistico mondiale senza averne il carisma.

Tralasciando i bari più eclatanti come Landis e Rasmussen, due che hanno gettato fango difficilmente cancellabile sulla maglia gialla, si ritrovarono a giocarsi il Tour corridori come Kloden, Sastre, Evans, Menchov, Dessel, Moreau o Pereiro Sio, che quel Tour lo vinse grazie ad una fuga bidone, così l'esplosione di Alberto Contador nel 2007 diede l'impressione, poi confermata dalla carriera del pistolero, di essere davanti al corridore in grado di dominare gli anni successivi.

Nel 2008, la sua Astana non è invitata al Tour con Contador che vince Giro e Vuelta. Così al Tour manca nuovamente la figura di riferimento capace di controllare la corsa sia a livello tecnico che mediatico, Cadel Evans, secondo alle spalle di Contador nel 2007,  è ancora un magnifico perdente dileggiato un po' da tutti e anche questo tentativo di far sua la maglia gialla non andrà a buon fine, tutta colpa di un corridore spagnolo di 33 anni che in carriera ha vinto pochissimo: Carlos Sastre.
Professionista dal 1997, lo scalatore spagnolo cognato dell'indimenticato 'El Chaba' Jimenez è uno che passa quasi inosservato, è un corridore sì forte ma senza i numeri per fare il fenomeno, è uno di quei corridori sempre divisi tra il ruolo di gregario di lusso e capitano. Sulle strade del Tour '“ complice anche il caldo asfissiante con cui si esalta-  si trova a proprio agio al punto tale che alla Grande Boucle ha colto due dei suoi sette successi fino a quel momento.

E' un Tour senza padroni, in testa alla corsa si alternano Valverde, Kirchen, Evans e Frank Schleck, che come Sastre corre per la CSC. Alla partenza della 17a tappa, che prevede l'arrivo in cima all'Alpe D'Huez in maglia gialla c'è Frank Schleck con 8? su Evans. Questo è l'ultimo arrivo in salita ed è dunque logico aspettarsi qualcosa d'importante.
Al primo km di salita, a 13 dall'arrivo,  ecco l'allungo di Carlos Sastre. Con Frank Schleck in maglia gialla, sembra quasi un'azione da gregario come gli abbiamo visto fare spesso in passato, invece stavolta è tutto diverso, chilometro dopo chilometro, con la sua pedalata abbastanza pesante, lo spagnolo aumenta il suo vantaggio fino a conquistare la maglia gialla virtuale. Nel gruppo dei migliori, i fratelli Schleck col piccolo Andy nettamente più brillante, fanno il gioco dello spagnolo che arriverà a toccare fino a due minuti e mezzo di vantaggio ad un chilometro dal traguardo.

La reazione finale degli altri uomini di classifica riduce un po' il gap ma Sastre taglia il traguardo con oltre due minuti di vantaggio su Samuel Sanchez e Andy, e si prende la maglia gialla che non mollerà più fino a Parigi. Sul traguardo Carlos ha sempre quello sguardo un po' triste che lo contraddistingue, ma sembra volersi godere il momento, si bacia la mano, si sistema la maglia, la bacia, alza un pugno al cielo, infine manda un bacio al cielo ed alza entrambe le mani in segno di trionfo.

Per tanti la sua vittoria non è lo spot adatto per un ciclismo bisognoso di personaggi a tutto tondo, ma in realtà è uno dei migliori per un ciclismo che doveva ritrovare credibilità. Mai in carriera il suo nome è stato accostato al doping e questa è forse la vittoria più bella in assoluto. In quei giorni trionfali Carlos avrebbe potuto sprizzare felicità da tutti i pori ma la sua mente tornava sempre a Josè Maria Jimenez e al fatto che quel successo avrebbero dovuto quantomeno condividerlo.

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