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Chris Froome, il quarto regno

Vincendo per la quarta volta il Tour de France, Chris Froome entra definitivamente nella storia del ciclismo e si porta ad una sola lunghezza da Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain, che grazie ai loro cinque successi, sono i plurivincitori del Tour.

Stavolta Froome ha vinto senza lasciare a bocca aperta e senza prestazioni mirabolanti, verrebbe da dire che è stato un successo quasi umano, al punto tale che il britannico è il settimo ciclista a vincere un Tour senza aver vinto nessuna tappa. Prima di lui c'erano riusciti Firmin Lambot, Roger Walkowiak, Gastone Nencini, Lucien Aimar, Greg LeMond e Oscar Pereiro.
Anche l'avvicinamento al Tour era stato decisamente diverso dal passato, con Chris incapace di vincere tra Herald Sun Tour, Catalunya, Romandia e Delfinato. Con queste premesse si presentava al Tour comunque da favorito ma non con quella superiorità mostrata negli anni scorsi, e questo faceva presupporre che il suo regno potesse chiudersi qui.

A differenza degli altri Tour vinti, stavolta in salita non ha dimostrato di essere il migliore, si è limitato ad essere tra i migliori quasi sempre, pagando qualcosa a la Planche des Belles Filles e Peyragudes. Se a la Planche poteva aver sottovalutato lo scatto di Aru, avvenuto quando aveva ancora un paio di compagni a disposizione, sui Pirenei era stata proprio una battuta a vuoto, con Chris letteralmente incapace di reagire allo scatto di Aru prima di andare in difficoltà, lasciando la maglia gialla proprio al sardo dell'Astana e facendosi superare da tutti gli altri uomini di classifica che fin lì avevano retto il ritmo Sky.
Nelle altre frazioni di montagna ha provato qualche accelerata ma non è mai riuscito a staccare tutti, e questo è sicuramente una novità che lascia speranze agli avversari. Per questo Tour i distacchi così ravvicinati, con  Bardet e Uran arrivati alla crono di Marsiglia a meno di 30" dalla maglia gialla, hanno un pò addormentato la corsa, con gli avversari di Froome che per balzare al comando potevano sfruttare anche la minima battuta del titolato rivale, un po' come successo a Peyragudes, quando ad Aru per prendere la maglia gialla, bastarono 300 metri di "crisi" del capitano della Sky.

froome bardet

Nonostante un Froome normale in salita, la vittoria non è stata mai realmente in discussione, con Chris sempre in pieno controllo della situazione, certamente per merito di una squadra fortissima con Landa e Kwiatkowski su tutti, ma anche per la solidità che ormai ha raggiunto come corridore. I tempi del Tour vinto da Nibali, con Froome che alla minima difficoltà andava in panico, sono lontanissimi, ormai vediamo un corridore che sa cosa fare in ogni situazione, sia quando è accerchiato dai compagni di squadra, sia quando è più isolato.
Emblematico in questo senso la tappa sul Massiccio Centrale, quando durante il forcing della Ag2r, un problema meccanico lo costrinse a fermarsi perdendo circa un minuto dal gruppetto dei migliori. In quei concitati frangenti, Froome ha scelto il momento migliore per farsi dare la ruota da Kwiatkowski, poi Henao, Kiriyenka e Nieve gli hanno fatto il ritmo sulla prima parte del Peyra Taillade, poi dopo un tratto corso tutto da solo in cui ha quasi chiuso il gap, aiutato da Landa è rientrato sui migliori, a quel punto era logico aspettarsi qualche attacco visto le energie che aveva speso per rientrare, ma l'eccellente risposta all'allungo di Bardet ha scoraggiato gli avversari.
Battere questa nuova versione di Froome è estremamente difficile perché non ha mai dato l'impressione di essere attaccabile e questo unito alla forza della sua squadra è stata la carta vincente per imporsi quasi in surplace, anche se non sapremo mai se era veramente in controllo o al limite delle sue possibilità visti i pochi attacchi a cui è stato sottoposto.

Negli scorsi Tour, aveva avuto qualche battuta a vuoto, come il minuto perso nei ventagli di Saint Armand Montrond nel 2013, le cadute e il ritiro nel 2014, il calo nella settimana finale nel 2015 che fa il paio con quello del 2013. Già l'anno scorso aveva dato dimostrazione di essere diventato un corridore molto più solido - vincendo una tappa attaccando in discesa o guadagnando nei ventagli - anche se meno appariscente e proprio questa potrebbe essere la strada giusta per centrare la doppietta Tour-Vuelta, impresa riuscita solo due volte nella storia a Jacques Anquetil nel 1963 e a Bernard Hinault nel 1978. Un risultato che lo proietterebbe senza alcun dubbio tra i grandissimi del ciclismo.

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