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Compagni di transenna

Non ci sono stadi, nel ciclismo. E nemmeno file di sedili di plastica colorati. La strada è lo stadio sempre diverso di questa umanità itinerante e i marciapiedi, i gradini che portano all'entrata di una casa, i guard-rail, i muretti un po' sporgenti di certe recinzioni sono i nostri posti d'onore. Ci stiamo seduti anche per ore, barattiamo la comodità con le emozioni che regala il passaggio dei ciclisti. Un istante che vale tutto. 
Prima di un arrivo, lungo gli ultimi cinquecento metri, le transenne diventano un simbolo. Succede un po' come nei concerti: chi arriva primo ha il posto migliore. Migliore di quelli che si accalcheranno dietro e poi ancora dietro fino a che gli ultimi vedranno solo un mare di schiene agitarsi e altrettante mani che si alzano armate di smartphone, pronte a scattare foto. I primi sono quelli che si godono di più lo spettacolo ma sono anche quelli che torneranno a casa con le gambe a pezzi e i gomiti doloranti per il continuo appoggiarsi sulle aste di ferro.
Eppure c'è del fascino anche qui. Nella gente sconosciuta che si trova fianco a fianco, che condivide per quelle poche ore qualcosa di vero. Il ciclismo, prima ancora che esistessero i social, ha sempre avuto la vocazione dell'aggregare le persone. Aggregarle per caso, attorno al cuore pulsante di un arrivo, di una partenza o di un passaggio. Esistono corse che ti ricordi anche per la gente che hai incontrato. Compagni di transenna, mi piace chiamarli. Stemperano la noia e condividono l'attesa. E forse questo li rende un po' eletti perché il ciclismo ha il potere che hanno tutte le passioni autentiche, genuine: unisce.
Si parla, si ride, si scherza, a volte senza neanche presentarsi con nome e cognome, come vuole il mondo. L'unica etichetta, qui, è la bicicletta. 'Quanto manca?', 'Chi c'è in fuga?', 'Allora, arrivano?', 'Chi dici che vince?' sono i biglietti da visita per cominciare questa strana avventura sotto lo stesso segno, sulla stessa strada. In quello stretto spazio vitale che magari si è guadagnati ore prima. Si mastica assieme quel tempo che precede la corsa e forse quel tempo è il perché di tutto. Le cose belle bisogna aspettarle per capire che sono vere. Il ciclismo si fa attendere e, in quelle ore o minuti, insegna che c'è un viaggio che si chiama umanità e che attraversa la vita accanto a noi, gomito a gomito. Persone che sono in quel punto del mondo esattamente per lo stesso motivo per il quale siamo noi. Come a Firenze, nel diluvio dei Mondiali, quando avevo di fianco due ragazzi coi capelli gocciolanti come i miei. Loro tifavano Spagna, io Italia. Braccia contro braccia, appoggiati alle transenne fredde e bagnate, intirizziti in quel settembre che sembrava inverno. Parlavamo due lingue diverse, ci siamo intesi ugualmente durante quegli interminabili giri che il gruppo faceva attorno alla città.
Poi ci sono anche quelli che, alle transenne, si ritrovano dopo tanto tempo e, con il quotidiano sportivo in mano, ricominciano a parlare di tutto e di niente. Ma quella è un'altra storia, una delle altre mille e mille che il ciclismo raduna attorno a sé, assieme a tutte le sue sfaccettature, piccole o grandi. E' uno sport che è fatto anche di tutte le nostre individualità, che in un certo senso portiamo in quell'infinito stadio che è la strada. Anime come bandiere, come striscioni.

C'è del fascino anche qui. In questi compagni di transenna improvvisati. Perché, alla fine, l'amicizia conta quando si ha qualcosa di vero in comune. E in quel momento, sotto la pioggia o il sole, il freddo di una primavera capricciosa o l'afa estiva, non c'è niente di più vero della fatica dei ragazzi che pedalano per chilometri e chilometri, della lotta continua per il traguardo. E uno sport che insegna il valore disinteressato della condivisione, anche tra chi lo guarda e non solo tra chi lo pratica. Grazie ai compagni di transenna che abbiamo incontrato e che ci hanno insegnato a gustare l'attesa insieme. E grazie a quelli che ancora non conosciamo, che sono sparsi in giro per l'Italia e per il mondo, e un giorno troveremo per caso gomito a gomito con noi per condividere una nuova avventura sulla strada.

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