Free shipping within Europe and Switzerland

  • Italiano
  • Inglese

Di Linari, Hemingway e delle sculture viventi

'It is by riding a bicycle that you learn the contours of a country best, since you have to sweat up the hills and coast down them.'

Di lui, Ernest Hemingway disse che sembrava una scultura uscita dallo scalpello di Michelangelo. Per quegli anni, Pietro Linari era il classico uomo ideale: alto, forte, dalle spalle larghe e i capelli scuri, folti. E coraggioso. Perché dopo aver gareggiato su strada, si innamorò delle discipline in pista: un territorio ancora più insidioso, anche se i chilometri si percorrono attorno ad un anello che non porta da nessuna parte. Ma Pietro fu anche il primo uomo simbolo del ciclismo toscano, prima di cedere il passo, o la pedalata, alla leggenda intramontabile di Gino Bartali che lui stesso indicò come futuro campione.

Pietro è robusto fin da bambino, nasce a Firenze, nell'autunno del 1856 e si dedica quasi da subito al ciclismo con una di quelle bici pesanti dell'epoca, su quelle strade non asfaltate nelle campagne toscane. Comincia a correre nei primi anni venti e viene quasi subito ingaggiato nella mitica squadra Legnano. Arrivano i primi successi ma il grande pubblico si accorge finalmente di lui quando, nel 1924, vince la Milano-Sanremo. Poi arriva una tappa al Giro d'Italia e un quarto posto nella gara più nera, più cattiva: la Parigi Roubaix. Qualcuno dice che le donne, quando passava per la strada, si innamoravano, una gli si gettò addirittura ai piedi, in pubblica piazza, chiedendogli di sposarlo. Di certo Pietro il colpo di fulmine l'ha avuto per le Sei Giorni che allora andavano davvero di gran moda e c'erano centinaia di persone che pagavano il biglietto per assistere a queste competizioni che, per chi non lo sa, sono manifestazioni sportive che durano appunto sei giorni durante le quali si alternano le diverse gare su pista. Americana, Corsa a Punti, eliminazione. Quello che gira attorno ad un anello è un mondo a sé. Una cultura che anche noi avevamo imparato ad amare grazie al Vigorelli, battito di legno lucido nel cuore di Milano. Vinse anche lì, Linari. E poi a New York, Stoccolma e Parigi. Fu proprio alla Ville Lumière che Hemingway lo vide: durante il periodo in cui soggiornò in città, aveva l'abbonamento al Vel d'Hiv e lo frequentava con passione. Ne parla lui stesso, nella sua autobiografia 'A Movable Feast', racconta come dagli ippodromi dove scommetteva, passò ai velodromi. Una cosa nuova, di cui non sapeva niente e, come fa troppo spesso il ciclismo, lo prese inesorabilmente ed arrivò ad essere una parte importante della vita a Parigi. Racconta della fumosa luce del pomeriggio al Vélodrome d'Hiver, la pista con la forte pendenza sulle curve, il rumore che le gomme facevano sul legno, lo sforzo e le tattiche quando i corridori si arrampicavano e si lanciavano.

D'altronde gli scrittori hanno sempre avuto una visione tutta loro del ciclismo e degli uomini in bicicletta. Nello sport, la bellezza ha canoni intimi che si nascondono tra le rughe della fatica, le pieghe della pelle, i segni dello sforzo sulla faccia. Le parole sono argilla imperfetta e sono fatte per essere impastate con la realtà. Così acquistano respiro, acquistano vita.  Un ciclista piegato sulla bicicletta, a guardarlo bene o anche per un attimo senza importanza, rimane una scultura vivente, carne che aggredisce l'aria. E la strada, come il velodromo, assomiglia ad un museo di cento stanze. Anche di più. Tante quante ne riusciamo a immaginare.
Forse, quando Linari pensò di dedicarsi testa e corpo alle Sei Giorni, aveva capito che si può andare lontano anche pedalando attorno ad un anello, in bilico tra la quasi solitudine della pista lucida e il clamore della gente sugli spalti. Di certo lasciò un segno indelebile nella sua Toscana dove, ancora oggi, si corre un Gran Premio dedicato a lui. Scanzonato, disse ancora Hemingway. Come si faccia ad essere una scultura scanzonata solo il ciclismo lo può sapere. Perché questo è uno sport che mette assieme il granito con le piume e l'ibrido che ne esce, da qualunque parte lo guardi, ha le pieghe e le sfaccettature di un'opera d'arte in carne e ossa e sangue e respiro.

Subscribe now to our newsletter!