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E pensare che non sembrava il mio sport

Ruggero B.

Che ruolo rivesti oggi nel mondo del ciclismo?

Fino a giugno 2013 direttore sportivo. Oggi preparatore.

I passaggi principali della tua storia su due ruote?

Mio padre mi portava fin da piccolo a vedere le corse. All'età di 11 anni inizio a correre, anche se non proprio convinto. Dopo la categoria esordiente lascio la bici per il calcio, soprattutto per emulare i miei amici che giocano nel Vighizzolo. A 16 anni decido di ritornare in sella ma siccome vado piano nessuno mi vuole in squadra, fino a quando la Puginatese decide di fare una squadra costituita da tutte le 'non' giovani promesse, me compreso. Dopo un paio d'anni mi rifaccio e inizio a battere proprio le giovani promesse'¦ una piccola rivincita personale.

L'obiettivo che ti piacerebbe raggiungere da qui in poi?

Ho un sogno nel cassetto: riuscire a gestire una squadra di professionisti investendo prima sulla struttura che sull'atleta. In altre parole, creare l'atleta.

Qual è il primo ricordo legato alla bicicletta?

La mia prima bicicletta, una 'BIANCHI'.

La prima vera emozione? Entusiasmo o delusione?

La prima emozione è sicuramente la mia prima vittoria a Bareggio, il secondo anno da Juniores; eravamo in fuga in tre e il mio direttore sportivo scoppiò in lacrime quando, alla radio, sentì che avevo vinto. La prima delusione da professionista? Quando ho avuto un problema al ginocchio e la squadra per cui correvo mi ha escluso. Per un certo periodo ho svolto un altro lavoro, poi grazie all'amico Maggioni e alla Vini Caldirola sono rientrato nel mondo del ciclismo, rimanendoci per altri 10 anni.

Qual è l'aspetto più gratificante del tuo ruolo?

Quando i ragazzi che segui ascoltano quello che tu cerchi di trasmettere.

Quando hai capito che correre stava diventando una cosa importante?

A 19 anni, quando ho capito che avrei potuto emergere.

Il tuo campione di sempre? Anche del passato'¦

E' Marco Pantani, mio compagno di squadra. Grande campione e bravissima persona.

La tua famiglia ti ha supportato?

La famiglia mi ha sempre sostenuto. Proprio mio padre mi ha trasmesso questa passione, poiché lui stesso appassionato e dirigente della Comense.

Chi più di altri ti ha trasmesso questa passione?

Dopo mio padre, le persone più importanti nella mia crescita sportiva sono due. Nella categorie giovanili Antonio Sala, che mi ha trasmesso tranquillità e spensieratezza; sapeva parlare ad una ragazzo di 16/17 anni. Tra i Prof Antonio Salutini, che mi ha dato delle dritte per stare in gruppo e per come comportarmi con i campioni e i compagni di squadra. Spesso, il campioncino che passa alla massima categoria non è proprio amato dai campioni affermati'¦ e così impari a fare il gregario. Poi se vali lo potrai dimostrare nelle corse.

Oggi con chi la condividi maggiormente?

Ancora con la mia famiglia e con Daniela, la mia compagna.

Con quali parole spieghi alla famiglia e agli amici l'amore per le due ruote?

Nel mio caso l'amore per le due ruote è sia passione che lavoro.

A quale occasione importante hai rinunciato pur di uscire a correre?

Non ho rinunciato a nulla. Forse a lavorare nell'azienda di famiglia, che però non era proprio il mio sogno.

La gara più emozionante?

I due 'Trofei allo scalatore' che ho vinto da Prof. Mentre tra i dilettanti quando ho indossato la maglia della Nazionale e partecipato ai mondiali a Capo D'Orlando.

Il pubblico più caldo?

Secondo me quello spagnolo, sui Pirenei.

Il circuito più impegnativo?

La Liegi Bastogne Liegi.

Quanti km percorri in un giorno?

Ora sono pochi, mentre in passato dai 50 km di scarico ai 280 km delle distanze.

Il professionista che più rispetti?

I due professionisti che più ammiro sono Contador e Nibali, umili e senza troppi grilli per la testa.

Cosa diresti agli automobilisti incattiviti?

Biip, ne dico di tutti i colori.

Se potessi aggiungere un optional magico alla tua bici cosa sceglieresti?

Nessuno'¦ la bici è bella perché si deve far fatica.

Ti è mai capitato di indossare una divisa che non ti piacesse?

Si, per colori e tessuti.

Hai mai raccontato bugie pur di uscire a correre?

No.

Quante biciclette hai avuto?

Una ventina.

Ti è mai capitato di parlare con la tua bici?

Sì, lunghi discorsi. Anche parlando proprio da solo.

Quanti capi di abbigliamento possiedi?

Un centinaio, conservo anche tutte le divise del passato, come ricordo.

L'accessorio al quale non rinunceresti mai?

Gli occhiali.

Sei superstizioso? Qualche rito scaramantico?

No. Piuttosto una specie di rito: dopo le corse mio padre mi chiamava sempre, anche se sapeva che ero senza cellulare'¦

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