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"Eat pasta, ride fasta"

Questa è una storia che comincia in periferia. Le corse clandestine '“ sì, esistono anche per le biciclette '“ mischiate alle luci giallognole della notte, ai palazzi, ai rumori e ai silenzi della città. 
Da due anni a questa parte la Red Hook Crit si sta conquistando la sua grossa fetta di popolarità tenendosi stretta la sua anima underground e la sua location esclusiva: La Bovisa.
Vieni a vedere quei pazzi che corrono senza freni?
E' il potere del passaparola. A uno magari può anche non interessare la bicicletta ma questo è un evento della city del tipo Oh, zio se non ci vai sei uno sfigato. A Milano ci sono talmente tanti influssi, internazionali e nazionali che per me resta una città zingara sotto le giacche e cravatte che si usano la mattina per andare in ufficio. Le mode passano da qui. Le corse a scatto fisso lo stanno diventando. Anche se forse è lo scatto fisso ad essere la naturale conseguenza di uno stile di vita.
Velocità, è la prima regola. Un mantra. Poi la periferia ti insegna ad essere un animale notturno, a svincolare il traffico, a lanciarti nella mischia, a scriverti tutto sulla pelle con l'inchiostro, magari al posto di una cicatrice, una delle tante, a considerare l'asfalto come casa tua, a bere birra quando hai sete.

Questa è la Red Hook numero sei. Sei come gli anni di Mattia, piccolo fixed che fa i rulli in un angolo tra la gente che passa in maniche corte, con le birre in mano. E' la star di oggi, insieme a Luciano Berruti, con la sua classica maglia di lana e la bicicletta di chissà quale epoca.
Un giro di riscaldamento e poi basta giocare. O meglio, si comincia a giocare per davvero. Andare veloci. Ecco una cosa che ci affascinerà sempre e per sempre. Questa è come una pista di Formula Uno anche se le tribune sono una cosa a parte, come il ciclismo insegna. Le transenne, i muretti, i cancelli. Ogni posto è buono per guardare la race, urlare incitamenti in tutte le lingue possibili, suonare la campanella, desiderato simbolo del tifo casinaro. C'è lo sprint, le curve, e non puoi rallentare. Tutti i ventiquattro giri in un vortice, un sorso d'asfalto, una grattata, a volte, qualcosa che ti va male, qualcosa che ti va bene. Attorno non è ottobre. La gente scalda la serata ad alcol e adrenalina. Sembra estate. Una di quelle feste che non sai chi ha invitato chi ma siamo tutti amici. 
Frecce nella notte.
Il delirio dell'ultimo giro, degli ultimi metri. Le luci negli occhi assieme ai flash e l'invasione di campo come in circuito. La folla e le birre che rotolano per terra, i bicchieri di plastica che si rompono sotto la suola delle Vans. Le biciclette alzate a braccio sopra la marea umana della notte come guerrieri immobili da portare in trionfo. Un ragazzo con gli occhiali e un cappellino ha un adesivo attaccato sul telaio della sua fixie.
Eat pasta, ride fasta.
Squadre che si creano sulla fratellanza, che prima sono gruppi di amici e poi si corre insieme. Anche stanotte è così. Il trofeo conta, vincere conta. Ma l'adrenalina è tutto. La velocità resta l'unica scossa agrodolce di un party di periferia fatto come si deve.
'Lasciateci solo le transenne. Portate a casa tutto.'
Anche loro sanno che un souvenir è un souvenir. Mi prendo un cartellone Rockstar Games.
Sto ancora decidendo dove metterlo ma lo appenderò in casa di sicuro. Stava sulle transenne, era a metà tra le grida del pubblico e i battiti di certi fantasmi della notte. Un pezzo di adrenalina. Di notte tra lo scheletro lugubre del gasometro e la stazione che ha l'odore della città.
E' la Red Hook. Ecco cos'è.

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