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Emozioni

Ormai sono 11 anni che Marco Pantani è passato a miglior vita. Un lasso di tempo notevole in questo mondo che consuma tutto ad una velocità eccessiva, ma che non è bastato a scalfirne il ricordo o a rendere meno amara la sensazione che non doveva finire così. La morte che lo ha preso così giovane lo ha reso leggenda e in qualche modo gli ha donato l'immortalità e se oggi ad oltre 10 anni dalla sua scomparsa siamo ancora qui a scrivere di lui e ad ogni salita del Giro c'è chi grida il suo nome o lo scrive sull'asfalto, ci rendiamo perfettamente conto che è stato qualcosa in più di un semplice ciclista. 

Marco ha vissuto il mondo del ciclismo in anni che hanno molto di torbido e non è onesto santificarlo o credere alle favole, ma quelle emozioni che ci ha regalato in quei giorni nessuno potrà mai cancellarle. Il Pirata aveva qualcosa di speciale, aveva nelle sue corde il gusto per la sfida, per il bello, per il piacere e queste cose le portava con se in bici ed erano la molla che lo spingeva ad attaccare anche quando magari non era il caso.

Di solito chi scatta cerca di sorprendere gli avversari partendo dal fondo del gruppetto, Pantani no. Lui faceva capire a tutti che stava per scattare: via la bandana e poco dopo ecco lo scatto. Era certamente un vezzo ma anche il suo modo di dire seguitemi se ne avete la forza. Di imprese nella sua carriera ne ha fatte tante dall'Alpe d'Huez a Plan di Montecampione, da Merano a Oropa, dall'Aprica al Ventoux, dalla maglia rosa di Selva di Val Gardena a quella gialla di Les Deux Alpes, per finire all'ultima vittoria in quel di Courchevel, quando per l'ultima volta stacca tutti di ruota e va a prendersi uno di quei successi in solitaria che tanto gli piacevano perché 'Quando stacchi tutti e arrivi da solo, la vittoria ha il sapore del trionfo'.

Il miglior Pantani, quello che ha entusiasmato le folle ed è diventato al pari di Baggio o di qualche altro calciatore per la maggiore in quegli anni, lo sportivo italiano più famoso, lo abbiamo visto fino al Giro 1999, quello della sospensione di Campiglio, ma quello che a me piace ricordare di più è quello che abbiamo visto dal 2000 in avanti, quando non era più quel fenomeno che tutto poteva ma un uomo, ancor prima che un campione, alla ricerca di se stesso e di quella serenità persa improvvisamente.

Dopo Campiglio le giornate di gloria sono state poche ma significative. Al Giro nel 2000, quando a Briançon poteva andare a prendersi la tappa e invece tirò i freni per aiutare il compagno di squadra Stefano Garzelli a vincere il Giro. Al Tour del 2000 quando si impose sul Ventoux al termine di una prestazione tutta grinta e dopo aver perso contatto più volte dai migliori, prima di attaccare quasi a voler staccare avversari e problemi. O ancora a Courchevel, pochi giorni dopo il Ventoux, un successo per dimostrare ad Armstrong che sì sul gigante calvo la vittoria gliel'aveva lasciata, ma che il vero Pantani, o almeno uno in condizioni discrete, in salita non aveva nulla da invidiare a nessuno, nemmeno al nuovo Re del Tour.

Dopo un paio di anni molto difficili, al Giro 2003 ritorna ad emozionare quando il Giro scopre lo Zoncolan. Sul gigante friulano Pantani se la gioca con quelli che stanno lottando per la maglia rosa e trova una nuova consapevolezza che sembra poterlo rilanciare. Purtroppo il destino è ancora una volta in agguato è nella discesa del Sampeyre, cade assieme a Garzelli. La botta, soprattutto a livello psicologico, è tremenda, con Marco a lungo immobile a bordo strada e vicinissimo al ritiro. Dopo alcuni minuti riparte ma ormai la sua classifica è compromessa e il morale sotto i tacchi. Il giorno successivo c'è l'ultimo arrivo in salita a Cascata del Toce e Pantani ci prova, scatta una-due-tre volte ma lo scatto non è quello dei gironi migliori e la maglia rosa Gilberto Simoni non gli lascia spazio. Questi rispetto a quelli a cui ci aveva abituato Pantani non sono nemmeno scatti, ma assumeranno un valore simbolico altissimo in quanto diventeranno gli ultimi della sua carriera, visto che la morte è lì dietro l'angolo anche se nessuno lo può immaginare.

Dopo aver lasciato il Tour con il pazzo e fantastico tentativo di Morzine e il Giro con gli scatti di Cascata del Toce, se n'è andato tutto solo il 14 Febbraio nel giorno della festa degli innamorati. L'ennesima beffa del destino per  uno che aveva fatto innamorare milioni di persone.

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