Truly Made in Italy

  • Italiano
  • Inglese

Fabio Casartelli e l'azzurro di Barcellona

Il cielo è così azzurro sopra Barcellona. Così azzurro in una domenica di piena estate, un pomeriggio senza neanche una nuvola. Ma ci sono giorni in cui il cielo proprio non lo puoi guardare, non hai tempo, non hai la testa di pensare a niente altro che alla strada. All'asfalto che corre sotto la ruota e che ti alita in faccia il caldo torrido dell'estate spagnola.

Fabio Casartelli ha ventidue anni, i capelli scuri, il sorriso timido di un ragazzo al quale non sembra vero di essere lì, in fuga verso il traguardo dell'Olimpiade. Nessuno può immaginare che il destino, pochi anni dopo, lo legherà per sempre a quella discesa, sul Col d'Aspet anche se tutti giocano a indovinare il suo futuro. Adesso che è lì con l'olandese Dekker e il lettone Ozols a pochi chilometri da quel traguardo. Non è per niente il favorito, come non lo era prima, eppure bruciano troppo quegli anni di distanza dall'ultimo Oro azzurro. C'è quel caldo torrido che sale dall'asfalto, il cielo così azzurro che nessuno guarda. Quel circuito Fabio l'ha provato molte volte, gli hanno detto che era fatto per lui, che poteva anche farcela. C'è il sudore che corre giù per la schiena, appiccica tutto addosso. E non bisogna neanche farci più caso, ci sono gli sguardi degli altri due che è pure difficile capirli. Nessuno si fa leggere dentro così, quando ci si gioca un' Olimpiade. Nessuno ammetterebbe mai la stanchezza, anche se il sogno è già quasi abbastanza. Essere lì, è già un pezzo notevole di felicità. Essere lì sapendo che avrai il podio è quasi una felicità intera. Pochi metri. Pochi metri per spaccare il mondo, come vorrebbero tutti i ragazzi che fanno una valigia e partono per una trasferta importante. Le ruote delle bici, i telai smontati, i finestrini degli aerei dai quali si vedono tramonti sullo zucchero filato. Fili di sogni che la strada mette insieme secondo regole tutte sue.
Quel giorno Fabio Casartelli fece una volata interminabile lungo il rettilineo rovente di Barcellona '92, una volata senza cedimenti. La linea bianca e il silenzio per due secondi, solo due e neanche il tempo di realizzare che era successo davvero. Gli abbracci, la folla, la gente che grida e che gli dice cose che nessuno sente. Lo toccano tutti e forse lui non riesce a sentire niente che non sia lo stordimento della volata, di quell'istante preso al volo, senza rendersene conto quasi.
Quel giorno a Barcellona, un ragazzo si prese un sogno. Succede. E per ogni volta che succede, c'è qualcuno che chiede che il miracolo si ripeta all'infinito. Alfredo Martini applaudì quel successo, dicendo che il ragazzo aveva talento. E tutti si aspettavano un passaggio al professionismo scintillante.
Ma in pochi sanno davvero che un salto così, il salto tra i grandi è la linea bianca più difficile per un corridore. Quella del 1992 restò un'estate benedetta, con il cielo azzurro, senza neanche una nuvola. Senza dubbi. Poi nessuno può dire come sarebbe potuta andare davvero. Di sicuro quell'Olimpiade è uno di quei momenti che il ciclismo incide per sempre nella sua memoria. Una volata che sembrava lunghissima e un cielo azzurro come la divisa di chi rese quel pomeriggio indimenticabile. Nel tempo e poi per sempre.

Subscribe now to our newsletter!