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Gianluca Brambilla: la maglia rosa solo per un secondo

Il tempo nel ciclismo non c'entra quasi niente con il resto. Che forse nel vortice dei nostri giorni non ci si rende nemmeno conto di cosa sia. La cronometro. I secondi. Tutto quel silenzio. Tu dentro, il mondo fuori.Il vociare della gente e tu piegato sulla bici in quella corsia di quaranta chilometri solo per te. Da solo. Ecco cosa vuol dire sentire il tempo. Secondi che scorrono e, in quel momento, in quel dannato momento, sembrano essere più importanti di tutto.

La pioggia scende a tratti, poi il sole. Quando parte Gianluca Brambilla l'acquazzone rende le colline del Chianti grigioverdi, come occhi illanguiditi dal sonno. E il cielo quasi nero sopra quella marea di ombrelli che guardano alla pedana. Rosa su rosa. Gianluca si è preso quel simbolo ad Arezzo e nessuno ci credeva, forse nemmeno lui. Forse ci ha creduto solo dopo, assieme agli altri. I miracoli succedono, è che noi non li vediamo. Questa è anche una rivincita. Maglia rosa. Beh, significa essere dio ogni giorno. Autografi, selfie, la gente che urla. Che urla il tuo nome. L'ultima volta che l'aveva sentito così forte era sule strade polverose che portano a Siena. Siena, una lancia nel cuore, quel cuore diviso a metà. Tra la consapevolezza di aver fatto un'azione straordinaria, di essere stato l'outsider che la gente chiama e tra la delusione si esserci andato troppo vicino per essere soltanto soddisfatto. Amarezza, felicità. Poche volte si trova la via di mezzo qui, in un mondo in cui sei insieme agli altri eppure sei solo nei momenti in cui devi decidere. Beh, sì come nella vita, questa volta sì.
Ma Arezzo è stata una rivincita, lo dicono tutti ed è vero. E adesso quel rosa su rosa è una specie di storia sopra le parti, la dimostrazione che tutto nella vita ritorna. E che i sogni impossibili sono solo per quelli che non ci credono abbastanza. La testa e le gambe, ecco cosa serve. La volontà e il talento. E il coraggio.
C'è la gente che lo guarda stupito, un papà dice al suo bambino: 'Guarda, guarda Gianluca'¦E' alto come te, è magrolino ma è un campione che non ha mollato mai. Da lui'¦Da lui devi prendere esempio.'
Esempi.
Ecco cosa sei adesso, Gianluca. Su quella pedana, con la maglia rosa addosso. E' un simbolo, quella maglia. E' una responsabilità grande, grande davvero. Verso te stesso, verso tutti.
E ha un potere. Qualcuno ci crede, qualcun altro no. Eppure quel colore, persino sotto il diluvio delle colline, ha una magia potente. Così potente che quei chilometri in silenzio, quei quaranta chilometri tra salite e discese, diventano una via per un nuovo paradiso. La paura delle curve rese lucide dalla pioggia, della bicicletta che non risponde al suo amico più fedele, tutte queste paure sembrano svanire.
E i secondi passano. Invisibili e concreti. Come i sogni. Come quella maglia che forse val la pena portarsela fin che si può, che presto si torna a casa. E vuoi mettere l'orgoglio?
Quel silenzio e il Chianti, le vigne addormentate nel freddo di un maggio che non è maggio, i papaveri tormentati dalla pioggia, piegati verso l'asfalto che scorre liscio verso quel traguardo.

L'arrivo e la gente e nessuno che ti dice come sei andato. Tutti attorno, tutti. Mentre a te gocciola via anche l'anima. E' così, fino a che non sai che la maglia ce l'hai ancora. Che Jungels è tuo compagno di squadra ma è arrivato dietro di te. Per poco, così poco che si fa fatica a crederci. Allora è vero che certe cose sono speciali. Tanta roba. Sì, tanta roba davvero. E complimenti a te, Gianluca.
I sogni che si avverano sono così, vorremmo che restassero con noi per sempre. O per tutto il tempo possibile. Anche solo per un secondo.

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