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Giochi Olimpici: ad un passo dal sogno

Quasi sempre, dopo una delusione, il ciclismo offre un'occasione di rivincita, ma alcune volteripartire dopo una sconfitta è più difficile di altre volte. Ad esempio per rifarsi della delusione olimpica ci vogliono almeno quattro anni e non è detto che alla prossima olimpiade il percorso sorrida alle stesse atlete, anche considerando che quattro anni sono un lasso di tempo decisamente lungo.

A Rio sono stati tanti i ciclisti tornati a casa con un sacco di rimpianti, tra gli uomini basta pensare a Nibali ed Henao che sono caduti mentre erano in testa e anziché tornare a casa con una medaglia sono tornati a casa con qualche frattura. Tra le donne stessa sorte per Annemiek van Vleuten caduta rovinosamente mentre era lanciato verso la conquista della medaglia d'oro e a lungo immobile a bordo strada.

Tra coloro che sono arrivati al traguardo la delusione più grande l'ha patita Mara Abbott, la scalatrice americana, che da sola sulla salita di Vista Chinesa aveva prima chiuso sul gruppetto della Vos e della Ferrand Prevot e poi aveva fatto selezione staccando ad una ad una le avversarie ad eccezione della van Vleuten, si era ritrovata in testa alla fine della discesa complice la caduta dell'avversaria olandese. A questo punto Mara ha 45" sul terzetto inseguitrice composto dalla nostraElisa Longo Borghini, da Emma Johansson e da Anna van der Breggen.
Lei che in salita è la più forte del mondo, in discesa e pianura può solo difendersi. L'unica cosa che può fare è pedalare, dando tutto quello che ha e sperare che basti. All'inizio il passo di Mara è ottimo, non perde quasi nulla. I problemi per lei iniziano negli ultimi cinque chilometri, quando inizia a perdere sensibilmente mano a mano che si avvicina il traguardo. Gli ultimi 3000 metri sono un supplizio, il vantaggio scende a venti secondi, a quindici, a dieci, sette, cinque, a 300 metri crede ancora di potercela fare, d'altronde il traguardo è li ad un passo, ai 200 metri si volta per vedere dove sono le inseguitrici, si volta a sinistra ma il terzetto tirato a tutta da Elisa Longo Borghini, è alla sua destra, il tempo di tornare a guardare avanti ed ecco le tre inseguitrici che vanno a prendersi le medaglie. Mara rimane con un pugno di mosche in mano e di sicuro avrà ripensato a tutti i momenti difficili che ha vissuto in carriera, ma che certamente l'oro olimpico avrebbe ampiamente ricompensato e probabilmente le avrebbe cambiato la vita.

Come Vincenzo Nibali ha vinto due volte il Giro eppure se escludiamo la ristretta cerchia degli appassionati del ciclismo femminile, non la conosce nessuno. Mentre nello scorso inverno Froome o Contador pianificavano la stagione successiva nei dettaglia, la Abbott è andata a lavorare in una fattoria e ha tenuto corsi di yoga per arrotondare i suoi guadagni, inoltre è stata stagista in un quotidiano locale in quanto una volta appesa al bici al chiodo vorrebbe diventare una giornalista.

A fine gara Mara non è riuscita a trattenere le lacrime ed è stato particolarmente intenso l'abbraccio che le ha riservato Kristin Armstrong, una che di Olimpiadi se ne intende come dimostrano i tre titoli conquistati a cronometro a Pechino, Londra e Rio, nel tentativo di consolarla. Stavolta mettersi alle spalle questa delusione per Mara non sarà facile ma per chi come lei ha combattuto e avuto la meglio con una malattia come l'anoressia, che nel 2011 la costrinse al ritiro, non sarà impossibile tirare una riga sulla gara di Rio e ripartire, perché per lei ogni occasione, ogni sconfitta, ogni delusione, rappresenta un'opportunità per migliorarsi.

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