Truly Made in Italy

  • Italiano
  • Inglese

Giovanni Battaglin: un ragazzo d'oro

E' il 1973, Giovanni Battaglin è un ragazzo di ventuno anni nato a Marostica. Uno che da dilettante ha vinto molto e molto ha promesso al mondo intero in quello che sarà il suo primo anno da professionista. Giovanni ha un rapporto speciale con le salite, quando la strada sale allora sa che è il suo momento. Di lui piace il talento e soprattutto la classe. Di lui verrà ricordato un oro a Valkemburg perduto e mai digerito, un Giro e una Vuelta vinte nello stesso anno, come un colpo di bacchetta magica in una stagione che magica lo è stata davvero.

Tutto inizia in quell'anno, quando Battaglin sale sul terzo gradino del podio del Giro d'Italia. Un neo pro che forse nessuno si aspettava davvero: davanti a lui leggende come Eddy Merckx che, come è successo a tanti, sarà la sua spina nel fianco per gli anni a venire. L'anno seguente vince il Giro dell'Appennino e per la prima volta partecipa al Tour de France. Nel Giro del '75 tutti si aspettano di vederlo vincitore ma la sfortuna non dà retta a quei pronostici. Nel 1979 indossa la maglia a Pois del Tour e sfiora la vittoria di quel maledetto Mondiale di Valkemburg: rabbie sportive che gli italiani difficilmente dimenticano. Anzi, quasi mai. Battaglin è un ragazzo d'oro, e non solo per il talento ma anche per quella passione che ha per il lusso e lo stile. In occasione di quella classifica degli scalatori conquistata in Francia si fa confezionare da Colnagouna bici con la forcella placcata d'oro e ogni tanto gli piace correre con un Rolex al polso.
Nel 1981 ha ventinove anni e in pochi mesi vince Giro d'Italia e Vuelta. Paragonato a Merckx che riuscì a compiere l'impresa e poi successivamente a Contador, Giovanni sembra un semisconosciuto. Paradossalmente più in Italia che all'estero. In realtà quell'anno fu un vero e proprio supereroe visto che le sue corse erano così vicine tra loro e con così poco tempo per, in un certo senso, riprendere fiato. Di sicuro il canonico rest day, come lo chiamiamo oggi, è un vero e proprio incubo per certi corridori, non tanto per il riposo in sé che è sacro, quanto per le conseguenze: la condizione del giorno dopo è un autentico terno al Lotto, alle volte. Alla Vuelta vinta da Battaglin non ce ne fu neanche uno: una riga diritta (anzi in salita) fino all'arrivo.  Quarantatrè giorni di corsa su quarantotto, in tutto. E una doppietta che ha avuto il diritto sacrosanto di passare alla storia.

Giovanni Battaglin si ritirò dal ciclismo due anni dopo per una serie di infortuni. La sua carriera di scalatore talentuoso è stata forse un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, complice la sfortuna. Di certo resterà sempre uno dei ragazzi d'oro del ciclismo. Per lo stile, per il talento, per il bene che i tifosi gli hanno voluto durante la sua carriera e anche adesso, anche oggi. A tutto questo hanno contribuito le vittorie e le sconfitte. Forse soprattutto queste ultime perché è da quello che la gente vede quanto sei forte. Un anno va male, un altro va bene. L'altalena del ciclismo funziona solo se continui a fare andare le gambe e a spingerti da solo e resistere fin che puoi senza mettere i piedi a terra.

Subscribe now to our newsletter!