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I campioni fanno la differenza

I campioni fanno la differenza, questo è il verdetto emerso dall'ultimo Giro d'Italia. L'edizione numero 99 della corsa rosa, si è chiusa col successo di Vincenzo Nibali, il corridore più accreditato alla vigilia per salire sul gradino più alto del podio. A differenza delle previsioni, quella del siciliano non è stata una cavalcata solitaria o una dimostrazione di grandezza come il Tour 2014. La vittoria è arrivata dopo tre settimane di insicurezze, difficoltà e paure.

Con il peso del pronostico sulle spalle e l'esigenza di dover controllare la corsa, nonostante la maglia Rosa fosse sulle spalle di altri corridori, abbiamo assistito ad un Giro d'Italia particolare, con Nibali che voleva farla da padrone ma con le gambe che non rispondevano come avrebbero dovuto. Per alcuni giorni si è addirittura discusso della possibilità che il capitano dell'Astana, rallentato da un presunto virus, non terminasse nemmeno il Giro d'Italia. Fino all'ultima due giorni sulle grandi montagne tra Francia e Piemonte, Nibali è parso incapace di cambiare ritmo e andare fuori soglia, pagando le accelerazioni di Kruijswijk, Chaves, Valverde e Zakarin. Tutto è cambiato scalando l'Agnello, cima Coppi di quest'edizione del Giro, con Nibali che dopo aver pagato l'accelerazione di Chaves, col passare dei chilometri ha ritrovato brillantezza e sicurezza. Negli ultimi chilometri dell'Agnello è stato lui ad accelerare in progressione mettendo in croce gli avversari. Con Valverde staccato, Nibali ha iniziato la sua rincorsa al podio ma l'incidente di Kruijswijk nelle primissime curve della discesa dell'Agnello, ha aperto scenari impensabili e cambiato il destino della corsa rosa.

Da quel momento in poi, Nibali è tornato quel corridore capace di dominare il Giro 2013 e il Tour 2014, aiutato dai compagni di squadra è andato ad annullare in un solo giorno il distacco accusato in 18 tappe e a tornare in lotta per la maglia Rosa. Nell'ultima frazione di montagna, quella con arrivo a Sant'Anna di Vinadio, ha completato la rimonta scalzando Chaves. Per quanto visto nelle tre settimane di gara, probabilmente Nibali non era il corridore con le gambe migliori, ma ancora una volta è stato in grado di vincere sfruttando al massimo le occasioni che gli sono capitate e l'opportunità concessagli dal fato, un pò come ha fatto Valverde che al suo primo Giro è salito sul podio, andando ad aggiungere un altro straordinario risultato al suo ricchissimo palmares.

La grandezza di questo successo non sta tanto nel fatto di aver rimesso in sesto in sole due tappe un Giro che pareva compromesso, piuttosto nella capacità di recuperare un distacco di circa 5'² che nel ciclismo attuale sono un'enormità. Un numero del genere riporta con la mente a imprese del passato e poteva pensarlo e attuarlo solo un grande campione e Nibali lo è certamente anche se in tanti sono sempre lestissimi a sminuirne i successi. Il prossimo obiettivo sono le Olimpiadi di Rio, ma prima c'è da correre il Tour de France. In casa Astana il capitano dovrebbe essere Fabio Aru ma Nibali non è uno che gareggia per fare numero e quindi è lecito aspettarsi qualcosa d'importante. La doppietta Giro '“ Tour è quasi impossibile da realizzare e solo un anno fa Contador non riuscì nell'impresa chiudendo al quinto posto il Tour dopo aver vinto il Giro.

Le ultime due tappe del Giro sono state seguitissime in tv e Nibali ha riportato il ciclismo in prima pagina sia in tv che sulla carta stampata, confermando per l'ennesima volta che il volano di questo sport sono i campioni. Tutti, a cominciare da chi governa il ciclismo, dovremmo capire che a fare la differenza tra una bella corsa e una grande corsa sono i campioni con la loro forza e le loro debolezze e per questo da un lato andrebbero tutelati un pò di più e dall'altro spinti a mettersi di più in gioco.

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