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I giovani che si sono presi il mondo

A Tabor, dove per la terza volta negli ultimi 15 anni si sono disputati i Mondiali, il mondo del Ciclocross ha vissuto il momento più esaltante della sua stagione. Tra gli uomini, senza l'ultimo iridato, il padrone di casa Zdenek Ztybar, fermato da un infortunio alla spalla, l'attesa era tutta per vedere cosa avrebbero combinato i due giovanotti terribili Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel.
Tra le donne, l'attesa era tutta nel vedere se la fuoriclasse Marianne Vos, iridata negli ultimi 6 anni, avesse superato i problemi fisici che l'hanno rallentata in Coppa, con la sua compagna di squadra alla Rabo Liv, nonché campionessa del mondo su strada Pauline Ferrand Prevot e la nostra Eva Lechner pronte ad approfittarne.

Tra fango e freddo, lo spettacolo, come succede quasi in ogni gara, non è mancato in nessuna delle prove in programma e questi Mondiali, verranno ricordati come quelli che avranno fatto da spartiacque tra due ere.

Nel fango ceco si è chiusa l'era di Sven Nys col campione belga solo 17° a conferma di un passaggio di consegne ormai avvenuto a favore delle nuove leve come Van der Poel, Van Aert  e Van Der Haar, un classe '90 e due '91 che sono andati a comporre il podio più giovane di sempre. I due nuovi fenomeni del cross, che avrebbero dovuto correre tra gli Under 23 ma che grazie ad una deroga hanno potuto gareggiare tra gli élite,  già nel corso della stagione quando le circostanze gli avevano permesso di misurarsi tra i grandi avevano fatto capire come sarebbe andata a finire.

A trionfare a  braccia alzate e con qualche lacrime di commozione a rigarne il volto coperto di fango è stato Mathieu Van der Poel, un ragazzo che sembra predestinato ad avere una grande carriera tout court nel mondo del ciclismo. Van Aert, invece, si è dovuto accontentare della piazza d'onore dopo un'entusiasmante rimonta, resasi necessaria in seguito ad una caduta e un problema tecnico che lo ha rallentato a metà gara. Ma per quello che ad oggi è a tutti gli effetti il miglior corridore del Belgio, la patria del cross, l'argento non è un risultato soddisfacente visto che nei 9 precedenti stagionali aveva battuto il rivale olandese per 7 volte e che lo scorso anno tra gli Under 23 era andato a prendersi l'oro proprio in Olanda con Van der Poels 3°.

Se Van Aert sembra destinato a dettar legge nel cross, per Van der Poel il discorso è un po' diverso visto che anche su strada promette bene come dimostra il mondiale juniores conquistato a Firenze nel 2013. Per ora il figlio e nipote d'arte vuole concentrarsi sul cross ma come accaduto in passato per il connazionale Boom, ultimo orange a laurearsi campione del mondo nel 2008, o per Stybar, nel suo futuro sembra esserci la strada, dove cercherà di rinverdire i fasti di famiglia, visto che il padre Adrie tra le altre corse si è imposto in un Fiandre e in una Liegi, mentre il nonno Raymond Poulidor, nel suo palmares oltre agli 8 podi al Tour, vanta una Vuelta, una Freccia e una Sanremo. Con avi del genere sognare è lecito ma già il presente è qualcosa di fantastico per questo ragazzo che tra gli elite avrebbe dovuto esordire nella stagione 2017/2018 e forse più della medaglia d'oro è questo il dato che impressiona di più.

Se per il giovane olandese, un grande futuro anche nel ciclismo su strada si può solo ipotizzare, per la nuova campionessa del mondo è già realtà e stavolta non parliamo dell'olandese Marianne Vos, costretta ad abdicare con onore dopo 6 titoli iridati consecutivi e 7 negli ultimi 9 anni. Come già accaduto a Ponferrada è stata Pauline Ferrand Prevot a succedere nell'albo d'oro alla sua capitana. Se in Spagna aveva battuto in volata la tedesca Lisa Brennauer, in Repubblica Ceca ha battuto al termine di un duello serratissimo la vincitrice della Coppa del Mondo, la belga Sanne Cant, che non l'ha presa proprio benissimo. A completare il podio è stata l'immancabile Marianne Vos che stavolta di più non poteva proprio fare a causa di un problema al ginocchio che la costringerà a saltare le prossime gare. La più delusa di tutte è sena dubbio la nostra Eva Lechner, che la settimana scorsa si era imposta nell'ultima prova di Coppa del Mondo e che guardava con grande fiducia a questo Mondiale, purtroppo per lei e per noi, la sua gara è terminata al primo giro, quando è stata centrata dalla britannica Nikki Harris e nella caduta le si è rotta la bici. Un vero peccato, perché dalla sostituzione della bici in avanti, solo l'iridata francese ha realizzato un tempo migliore del suo.

Se nei programmi della Vos, c'è quello di primeggiare anche in MTB, per la bella Pauline anche quest'obiettivo è già stato raggiunto, visto che dopo i titoli individuali giovanili, ha conquistato l'oro nella staffetta agli ultimi Mondiali di Lillehammer.
Parlare di successione è forse un tantino azzardato, visto che entrambe corrono per la stessa squadra, ma per una che in nemmeno dodici mesi vince Freccia Vallone, Emakumeen Bira, Mondiali su strada, MTB e Cross e fa seconda al Giro solo perché la sua compagna e capitana è in maglia rosa, nulla o quasi sembra impossibile.

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