Truly Made in Italy

  • Italiano
  • Inglese

I piaceri di Rolland

Prima dell'avvento di Thibaut Pinot e Romain Bardet, la grande speranza del ciclismo francese di tornare a lottare per la maglia gialla e salire sul podio della Grande Boucle era Pierre Rolland, ma col passare degli anni,  lo scalatore francese ha preferito mettere da parte le ambizioni di classifica e assecondare la sua voglia di correre alla giornata.

Se i corridori da GT, gli scalatori in particolari, sono quelli che accendono la fantasia dei tifosi, e i gregari sono tra i più amati per la fatica che fanno e per la dedizione che offrono ai propri capitani, gli attaccanti sono da sempre i più incitati e i più tifati, perché pur sapendo di avere pochissime chance di successo, provano ad accendere e rendere interessanti frazioni che hanno poco o nulla da dire, mentre in quelle frazioni in cui la fuga può arrivare, mentre i big del gruppo si prendono una giornata di "riposo", se la giocano col coltello tra i denti.
Tra i corridori del gruppo che più animano le tappe c'è sicuramente Pierre Rolland che a 30 anni abbondanti ha deciso di lasciare a casa le ambizioni di classifica e tutte le relative pressioni e di vivere alla giornata, andando a caccia dei successi parziali a seconda di come stiano gambe e testa, non rimpiangendo nulla di quegli anni quando a fine Tour si sentiva vuoto per 3 mesi.

Con l'approdo alla Cannondale, Rolland ha potuto abbandonare definitivamente i panni dell'uomo di classifica, ruolo che invece doveva ricoprire quasi obbligatoriamente nella Europcar di Bernaudeau che aveva nel Tour il suo obiettivo stagionale. Dopo anni corsi a cercare piazzamenti tra i primi 10 al Tour, con la maglia bianca del 2011 e l'ottavo posto del 2012 come miglior risultato, è stato al Giro 2014 che Rolland ha capito cosa volesse fare da grande. Quell'edizione della corsa rosa, corsa senza particolari pressioni e chiusa al quarto posto, con una condotta di gara tutta all'attacco, gli ha dato sensazioni così positive e una serenità tale da prendersi il lusso di correre come piace a lui.
Per Pierre era ormai diventato troppo pesante andare al Tour e stare attento ad ogni dettaglio per non perdere secondi nelle tappe pianeggianti, non sprecare energie con attacchi per preservare le forze per provare a  stare con i migliori e pensare alle tappe successive. Nello scorso mese di Dicembre in un'intervista a Cyclingnews ha criticato quello che è diventato il Tour de France, definendolo come una corsa noiosa e in cui si sa già cosa succederà, con i gli uomini di classifica che devono limitarsi a seguire il ritmo che impone il Team Sky, e questo non è il ciclismo che piace a lui e in questo modo di correre non si riconosce.

All'ultimo Giro dove sin dall'inizio ha cercato di attaccare e di uscire di classifica per muoversi a proprio piacimento, è stato tra i corridori più spettacolari e alla fine è stato ripagato con la vittoria di Canazei alla tappa numero 17 dopo tanti attacchi andati a vuoto. Questo successo che ha interrotto un digiuno lungo 2 anni, è stata una sorta di liberazione per il francese, che dopo aver tagliato il traguardo in beata solitudine, ha alzato la bici al cielo in segno di vittoria.
Nel dopo tappa, in conferenza stampa ha spiegato che fa il ciclista per correre su montagne leggendarie come lo Stelvio e per partecipare a corse storiche come il Giro numero 100. Nella tappa della doppia ascesa allo Stelvio, avrebbe voluto attaccare ma le sue gambe non gliel'hanno consentito.

Ancora più esplicita la spiegazione sul suo nuovo modo, sempre dopo la vittoria al Giro, ha spiegato che il ciclismo è cambiato e che tutti pensano sempre a risparmiare energie, finché a furia di farlo ti accorgi che la corsa è finita. Ormai per lui conta sempre dare tutto, senza pensare  a cosa potrà succedere il giorno successivo. Attaccare ogni volta che se ne presenta l'occasione, gli da quella serenità che gli permette di divertirsi e di lasciare a casa quella noia degli anni in cui faceva classifica  in quanto "Correre per la Generale è stressante e non lascia molte occasioni per godersi la corsa. Questo sport è troppo difficile per non divertirsi".

Dopo il Giro sarà in gara a anche al Tour con l'obiettivo di centrare un successo di tappa, nel frattempo è tornato in gara alla Route du Sud ed ha vinto la frazione più dura della corsa, ovviamente andando in fuga ad oltre 70 km dal traguardo. c'è da scommettere che in questa seconda fase della sua carriera Pierre si toglierà ancora soddisfazioni e ci regalerà tante emozioni.

Subscribe now to our newsletter!