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Il ciclismo è il mondo che mi piace

Marco S.



Che ruolo rivesti oggi nel mondo del ciclismo?

Direttore sportivo dal 2002. Seguo le squadre professionistiche alle corse, ai ritiri e seguo anche la preparazione atletica di alcuni ragazzi.

I passaggi principali della tua storia su due ruote?

Mi avvicino al mondo del ciclismo a 12 anni correndo nelle categorie inferiori, per poi proseguire fino al passaggio nei Prof a 20 anni. Con la bici è stato amore a prima vista anche se ho iniziato spinto dal papà di un mio amico che già correva (e che battevo sempre).

L'obiettivo che ti piacerebbe raggiungere da qui in poi?

Vorrei semplicemente continuare a lavorare in questo ambiente perché è quello che ho sempre fatto. Mi piace moltissimo anche il mio ruolo di commentatore tecnico in tv.

Qual è il primo ricordo legato alla bicicletta?

Scarpe da tennis e parco di Monza: mi ricordo di aver battuto il mio amico Gianluca, che si è presentato vestito di tutto punto; l'ho battuto, e solo con un paio di scarpe da tennis. Ovviamente glielo rinfaccio ancora oggi.

La prima vera emozione? Entusiasmo o delusione?

La prima emozione è la prima vittoria a Calusco D'Adda nel 1977, era la seconda corsa della stagione. Mentre la prima delusione da professionista, la vittoria persa all'Amstel Gold Race nel 1994 dove arrivai terzo e una al Giro d'Italia quando la fuga venne ripresa e vinse Cassani, che era in fuga con me. Difficile dimenticare certe emozioni.

Quando hai capito che correre stava diventando una cosa importante?

Correre è diventato importante a 16 anni, quando ho capito che forse avevo le qualità necessarie per diventare professionista, anche se non mi sono mai preso troppo sul serio.

Il tuo campione di sempre? Anche del passato'¦

Il campione di sempre è Indurain.

La tua famiglia ti ha supportato? Gli amici hanno capito?

La famiglia mi è sempre stata vicina, soprattutto quando correvo nelle categorie giovanili. Le corse della domenica venivano viste come una scampagnata. Certo che da Prof poi è cambiato tutto.

Chi più di altri ti ha trasmesso questa passione?

La passione mi è stata trasmessa strada facendo, da tante persone che ho incontrato. Era una sorte di condivisione. Tra i direttori sportivi ricordo con affetto Luciano Menecola e Giancarlo Ferretti, che mi hanno guidato sulla strada giusta; forse anche grazie a loro non ho mai trovato difficoltà nel relazionarmi con i campioni di allora.

Oggi con chi la condividi maggiormente?

Direi maggiormente con i miei ragazzi, che per me sono un'inesauribile fonte di energia ed entusiasmo.

Con quali parole spieghi alla famiglia e agli amici l'amore per le due ruote?

L'amore per le due ruote è follia. Chi secondo voi può uscire in bici alle 7 di domenica mattina??? Un folle.

A quale occasione importante hai rinunciato pur di uscire a correre?

Ho rinunciato a tutto quello che non è corsa o allenamento. Per correre ho anche smesso di studiare.

La gara più emozionante?

La Parigi-Roubaix, ne ho fatte 4 e terminate 0. Le vittorie più belle sono il 'Giro di Svizzera' e le due tappe al Giro d'Italia. Senza dimenticare che l'aspetto più gratificante del mio ruolo oggi è quando scopri dei talenti o - meglio - quando pensi di avere dei talenti tra le mani che poi si rivelano tali.

Il pubblico più caldo?

Il pubblico più caldo è quello 'franco-belga' dove il ciclismo è sport nazionale.

Il circuito più impegnativo?

Secondo me il circuito più impegnativo è la Liegi Bastogne Liegi.

Quanti km percorri in un giorno?

Mah, dipende'¦ quando correvo circa 30 mila km all'anno.

Il professionista che più rispetti?

Una volta Gianni Bugno, ora un po' tutti.

Cosa diresti agli automobilisti incattiviti?

Calma.

Se potessi aggiungere un optional magico alla tua bici cosa sceglieresti?

L'optional magico'¦ specchietto retrovisore.

Ti è mai capitato di indossare una divisa che non ti piacesse?

Spesso, di color bianco.

Hai mai raccontato bugie pur di uscire a correre?

Nessuna bugia.

Quante biciclette hai avuto?

Sicuramente più bici che donne, all'incirca 40.

Ti è mai capitato di parlare con la tua bici?

Certo, sempre, ma non so se mi ascolta. Più che parlar da solo però mi capita di pensare.

Quanti capi di abbigliamento possiedi?

Circa 30, non ho più divise del passato perché le ho regalate.. anzi l'unico ricordo che conservo è la maglia oro del Giro di Svizzera.

L'accessorio al quale non rinunceresti mai?

Gli occhiali: l'aria e la polvere mi danno un gran fastidio.

Sei superstizioso? Qualche rito scaramantico?

No. L'unica cosa che faccio prima di partire è il segno della Croce.

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