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Il Giro d'Italia, la maglia rosa e Cadel Evans

Il Giro d'Italia del 2002 doveva essere un affare tra italiani ma fece scoprire al mondo il campione Cadel Evans

Il Giro 2002 che omaggiava l'introduzione dell'Euro con la partenza dall'Olanda e le prime cinque tappe corse tra Germania, Belgio, Lussemburgo e Francia, doveva essere un affare tra italiani con Garzelli, Simoni e Casagrande che partivano davanti a tutti nei pronostici.

Tra doping, squalifiche e arresti, quella fu davvero un edizione difficile per il Giro con Garzelli e Simoni esclusi dalla corsa per problemi di doping e Casagrande espulso per aver spinto e fatto cadere John Freddy García. In mezzo a polemiche e imbarazzi vari, il Giro arriva alle tappe dolomitiche con in rosa il tedesco Jens Heppner, al comando della corsa da una decina di tappe dopo aver centrato la fuga giusta nella tappa di Varazze vinta da Giovanni Lombardi.

Col passare delle tappe inizia a farsi notare un giovane australiano, praticamente sconosciuto ai più ma già capace di vincere due coppe del mondo nel cross country, in MTB. Si tratta di Cadel Evans che dopo il secondo posto, alle spalle del messicano Perez Cuapio, nella tappa di San Giacomo, e il terzo posto nella crono di Numana, si ritrova in rosa al termine della prima tappa, una frazione con Forcella Staulanza, Fedaia, Pordoi e Campolongo, prima dell'arrivo a Corvara in Badia. Una maglia rosa inaspettata ma meritata per quanto mostrato fin lì, con quella Mapei che dopo l'esclusione di Stefano Garzelli, era riuscita a risollevarsi grazie a quel giovane australiano alle primissime esperienze su strada.

Trovatosi a sorpresa al comando del Giro, Cadel cercò di mantenere quella serenità e quella pacatezza che lo contraddistingueranno nel corso della sua carriera, ma l'inesperienza gli giocherà un brutto scherzo. Per la prima in maglia rosa ad attenderlo c'è un tappone di 227 km da Corvara a Folgaria, con Gardena, Sella, Santa Barbara e Bordala, prima del Passo Coe che porterà i corridori al traguardo. La Mapei che era stata costruita per scortare Stefano Garzelli, si trova a proprio agio nel controllare la corsa e Cadel si sente talmente bene da mettere i propri compagni in testa al gruppo a fare selezione sull'ultima salita. A pagarne le spese ci sono Dario Frigo e Aitor Gonzales che occupavano rispettivamente la seconda e la quarta piazza della classifica generale.

Quando tutto sembrava mettersi per il meglio  accade l'impensabile, a 10 km dall'arrivo, Evans chiede ad Andrea Noè di aumentare l'andatura per scremare ulteriormente il gruppetto dei migliori, ma quando iniziano gli scatti per la maglia rosa si spegne la luce. Il primo a rompere gli indugi è Tyler Hamilton, ma è quando accelera Paolo Savoldelli -che a fine tappa prenderà la maglia rosa e la porterà fino a Milano andando a conquistare il primo dei suoi due Giri- che si capisce che la favola di Cadel non avrà il lieto fine.

Gli ultimi nove km per Cadel sono una sofferenza immane, a causa di una crisi di fame, praticamente non riesce ad andare avanti. Scortato da Noè e Cioni, arriva al traguardo 17'11" dopo Pavel Tonkov ed esattamente un quarto d'ora dopo Paolo Savoldelli. La sofferenza di quegli ultimi 9000 metri si trasformerà nella prima pietra su cui Cadel costruirà la sua carriera. Una carriera che assieme a tante delusioni lo porterà sul tetto del mondo prima nel 2009 a Mendrisio quando si prenderà la maglia iridata e poi a Parigi, quando nel 2011 dopo un inseguimento durato praticamente una carriera, farà suo il Tour de France.

Evans tornerà più volte al Giro e anche se non riuscirà mai a farlo suo, quella maglia rosa che lo rivelò al mondo, è tornato a vestirla per una sola tappa nel 2010 e per quattro giorni nel 2014.

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