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Il silenzio e il cielo

La terza settimana.
E le montagne.
Amore e odio. Per alcuni più amore, grazie a quella strana equazione del ciclismo che ha a che fare con la fatica che purifica ogni cosa e a volte ti fa anche sentire più leggero. Leggero sulla strada che sale: è una questione di libertà, di andare verso l'alto. E non importa se le gambe chiedono di fermarsi. Il ciclismo è uno sport dove comandano molte cose: il cuore e la testa si contendono le azioni. Alcuni le mischiano, altri sbagliano, altri ancora seguono il primo e vincono. O perdono con onore.
Le rampe cambiano, i caratteri anche. Una cosa che forse tutte le montagne hanno in comune è il silenzio. Il silenzio anche quando i suoi fianchi sono spezzati dalle urla festose del Giro che accompagna i ragazzi in quella specie di pellegrinaggio verso la vetta. Spezza le gambe assieme al respiro. Pulisce l'anima da tutto.
Silenzio che purifica attraverso il dolore.
E poi il cielo che in vetta sembra immenso. Sai che dopo c'è lo scollinamento. Tutto alle spalle, le gambe ancora doloranti, la discesa, il paradiso. Cielo azzurro, grigio, sereno, arrabbiato, capriccioso, triste, stanco, spento, troppo bianco. Poi tra cielo e silenzio ci sono i ragazzi che gridano il nome di qualcuno del gruppo e lui si gira, sorride, anche se forse la fatica la trasforma in una smorfia. Ci sono quelle scritte sull'asfalto o sui muri dove una curva sale a gomito, senza pietà. Una strada di mezzo che spiega l'anima di questo sport, che ne racconta i segreti e, alla fine, si scopre che sono sempre quelli. La felicità di piccole cose gustate come se fossero grandi, il tifo ad un amico e anche ad uno sconosciuto, il condividere un sacchetto di biscotti con uno che è salito con te e si è fermato nello stesso punto per aspettare un passaggio.
Sono sempre le stesse cose, declinate in infiniti modi.
C'è il silenzio, c'è il cielo e gli altri ragazzi, quelli sulle biciclette, che passano in mezzo, come un ruscello. Denti stretti e mani immobili sul manubrio come a prendere forza, rumori di cambi, sguardi lucidi, rughe come vie che si formano assieme alla strada che è sempre più cattiva.

Le montagne. Amore e odio. Per alcuni più amore, grazie a quella strana poesia che il ciclismo sa creare con le cose che crediamo inutili o addirittura brutte. Grazie a quell'incanto che ci mostra le cose per come sono. Solo così riusciamo ad amarle. Perché la verità nuda è bellissima.

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