Free shipping within Europe and Switzerland

  • Italiano
  • Inglese

Janus River, l'ottantenne che gira il mondo sulla sua bici

Janus River gira il mondo in bicicletta da sedici anni. Il suo viaggio da record, benedetto da un monaco buddista, ha toccato centocinquanta paesi e lui annota tutto sul suo diario di bordo come un autentico esploratore moderno. 

Janus River è scappato dalla Polonia quando aveva ventotto anni per fuggire dalla dittatura del regime comunista, si è rifugiato in Egitto e poi si è trasferito in Italia dove ha lavorato per molti anni nel mondo dello spettacolo e del calcio.
Ma la sua storia con la bicicletta comincia la sera del 30 dicembre 1999 quando, dopo aver letto di un ragazzo che stava facendo il giro dell'Europa in bicicletta, ha deciso di cominciare il suo viaggio. Da Roma a Barcellona e poi le Canarie, l'Africa, l'America e l'Asia: insomma, un giro del mondo con due borsoni e la sua bici, niente di più. Anzi sì, un budget giornaliero di soli tre euro, per le spese extra. 
Janus voleva essere un recordman e ci è riuscito, al resto ci ha pensato la gente: un pasto al giorno offerto da chi incontrava per la strada e poi l'ospitalità dei paesi, delle pro-loco per avere un tetto sulla testa e poi ripartire. Zingaro senza rimpianti, con il solo obiettivo di portare a termine la sua impresa che ha chiamato'Estremo Giro del Mondo' e che si compirà nel 2028 a Pechino, quando Janus avrà 91 anni. E anche se dopo il suo ritorno in Italia '“ solo per attraversarla, si intende '“ lo attende il Sudamerica e poi ancora l'Australia, lui non  sembra aver paura: qualche anno fa, mentre visitava un tempio in Cambogia, un monaco buddista lo ha unto, profetizzando che sarebbe vissuto fino a cento anni. 
'Ci sono così tanti posti da vedere che non basta una vita sola' dice. 'Perché dovrei fermarmi?'  


Fino ad ora Janus è stato in centocinquanta paesi, hanno tentato di rapirlo per trentadue volte e parla venti lingue. In tutto ha percorso qualcosa come duecentocinquantamila chilometri fino ad ora. E' a caccia di record in continuazione, lo fa al suo ritmo, non più di quindici o venti chilometri al giorno, si gode il silenzio a piccoli passi, dorme nel suo sacco a pelo ogni notte. Si gode la libertà di un viaggio che forse era già scritto. Sua madre amava l'Italia e lo chiamò così in onore di Giano, dio dei passaggi e dell'arte della navigazione: il destino nel nome dicono, e spesso è vero. E la bicicletta è forse la nave più leggera che esista per affrontare certe tempeste, per decidere i cambi di rotta, per scoprire che in fondo siamo buoni capitani di noi stessi se diamo ragione all'istinto.  

Janus River parla ai bambini nelle scuole dei suoi viaggi, dei posti che ha visto, delle persone che ha incontrato. Loro, specialmente i più piccoli, restano incantati come se quelle fossero storie della buonanotte presi da certi libri di avventure. Come se fosse una piccola eredità, insieme a quella vera, disposta da lui stesso: cinque dollari a testa a cinquantamila orfani russi, come un pensiero per un regalo da parte di un nonno giramondo.  
Lui un po' ci crede a quella profezia buddista anche se la vita ha davvero troppi modi per sorprendere, ma di una cosa è sicuro al cento per cento: un giorno, quando arriverà il momento, se ne andrà così, come ha trascorso questi lunghi anni da esploratore moderno. Se ne andrà in sella alla sua barca, pedalando.
Scoprendo ancora di essere il vero eroe del suo appassionato romanzo.

Subscribe now to our newsletter!