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John e Peter

La Milano-Sanremo parla ancora straniero e ormai sono 9 anni che i nostri portacolori non alzano le braccia al cielo in quella che è la prima grande classica della stagione. A trionfare sullo storico traguardo di via Roma, tornato ad ospitare l'arrivo dopo 7 anni, è stato il tedesco John Degenkolb, sicuramente uno dei papabili della vigilia ma non certo il più atteso. Come spesso accade, anche quest'edizione della Classicissima è stata incertissima ed aperta fino a gli ultimi metri anche se non abbiamo assistito ad una corsa particolarmente spettacolare. Qualcuno (Sky e BMC) ci ha provato a far saltare il banco ma il percorso senza la salita delle Manie e con gli ultimi chilometri, quelli decisivi, con la strada asciutta, non hanno consentito a nessuno di fare la differenza.
Tutto si è risolto allo sprint e sappiamo che in volata spesso è un attimo a segnare il confine tra gioia e delusione, basti pensare al norvegese Kristoff che dopo aver sofferto sulla Cipressa, ha a lungo accarezzato il sogno di un bis che sulle strade liguri manca dal biennio 2000/2001, quando ad imporsi fu il tedesco Erik Zabel.

In ogni caso c'è poco da rammaricarsi visto che ad iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della corsa è stato un corridore che ha tutto quello che serve per lasciare il segno nei prossimi anni. John Degenkolb non è il classico velocista alla Marcel Kittel, al quale infatti lasci la maggior parte degli spazi nei GT, ma è un corridore abbastanza completo che si difende bene sugli strappi e ha una certa attitudine al pavé. Sin dal 2011, anno d'esordio nel grande ciclismo, è parso chiaro che si trattava di uno destinato a sfondare. Il dubbio semmai era capire quando avrebbe iniziato a scrivere il suo nome nelle corse che contano davvero. La Sanremo di qualche giorno fa è sicuramente il successo più prestigioso della sua carriera e visto che parliamo di una classica Monumento potrà solo essere eguagliato o superato andando a prendersi un Mondiale. Corsa con cui ha dimostrato di avere un buon feeling col quarto posto di Valkenburg nel 2012 e con i podi tra gli Under 23 a Varese e  Geelong.

La Sanremo è sì la più importante ma non è certo la prima classica a finire nel suo palmares, a farle compagnia ci sono già tutte quelle classiche come Amburgo (2013), la Parigi Tours (2013) e la Gand (2014) che sorridono alle ruote veloci. Proprio la Gand gli ha dato la consapevolezza di potersela giocare fino in fondo anche tra muri e pavè, come testimonia anche la Roubaix dello scorso anno, dove è arrivato ad un passo dalla vittoria giungendo secondo nel velodromo più famoso del mondo battuto solo dall'olandese Terpstra. Proprio le due Monumento con muri e pavé, vale a dire Fiandre e Roubaix sono le due corse che serviranno a valutare meglio l'impronta che Degenkolb riuscirà a lasciare nel ciclismo. Per diventare qualcosa in più di un semplice uomo veloce, il tedesco dovrò far sua almeno una di queste due gare. Non è detto che ci riesca e nemmeno il secondo posto dello scorso anno è una garanzia che ciò accada. Per John il difficile viene adesso che è atteso un po' da tutti e sicuramente tra muri e pavé, gli avversari, faranno di tutto per staccarlo ed evitare di trovarsi nel finale un uomo così veloce.

Per giocarsi queste corse non dovrà sbagliare nulla e proprio come accaduto a Sanremo, sfruttare il lavoro delle altre squadre e stare coperto il più possibile, sperando che non vengano fuori corse troppe dure. Chi invece continua a rimandare l'appuntamento con i grandi successi è Peter Sagan. Ancora una volta il campione slovacco ha sbagliato qualcosa ed è rimasto a mani vuote. Particolarmente emblematica è la situazione venutasi a creare al termine della discesa del Poggio dove ha tentato un allungo, salvo poi  guardarsi intorno e rialzarsi immediatamente in attesa dello sprint. Sprint in cui non ha trovato la posizione giusta ed è stato costretto a partire da troppo indietro per sperare di vincere e fermando la sua rimonta ai piedi del podio.

Probabilmente si è un po' imborghesito contando troppo sulla sua velocità, anche se quest'anno allo sprint è parso meno brillante allo sprint rispetto al passato, e mettendo da parte quell'istinto che nei primi anni di carriera lo aveva portato a raccogliere successi anche inaspettati. Sagan ha certamente sbagliato ma c'è da dire che i suoi compagni di squadra non hanno fatto molto per aiutarlo. Kreuziger e Breschel che erano nel primo gruppo non lo hanno aiutato in nessun modo, col danese che addirittura ha disputato il proprio sprint o almeno ci ha provato. Anche lui come Degenkolb punta sulla campagna del Nord e per lui l'obiettivo sarà quello di cercare la prima Monumento della carriera e tra Fiandre e Roubaix proverà a inventarsi qualcosa per tornare ad essere quel corridore imprevedibile che aveva fatto sprecare titoli e paragoni illustri, per i quali comunque c'è ancora tempo vista la giovane età del corridore della Tinkoff.

Sia che nell'imminente compagna del Nord vinca uno dei due o qualche specialista delle pietre, possiamo essere certi che di Peter e John sentiremo ancor parlare a lungo perché siamo solo all'inizio di una rivalità che segnerà il prossimo decennio, un po' come in questi anni è stato per il duello tra Cancellara e Boonen.

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