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La crescita di Michael Matthews

Il Tour de France ha confermato la crescita di un corridore come Michael Mattews che si è rivelato sempre competitivo nelle ultime stagioni.

La squalifica di Peter Sagan ha aperto scenari imprevisti per questo Tour de France, improvvisamente la lotta per la maglia verde si è fatta aperta e incerta. Da una parte Marcel Kittel che l'ha indossata a suon di vittorie, dall'altra Michael Matthews che dopo il ritiro di Demare, è diventato l'unico avversario credibile per il colosso tedesco. Il ritiro di Kittel nella tappa del Galibier, ha di fatto consegnato a meno di sfortune clamorose, la maglia verde al corridore della Sunweb.

La maglia verde è la ciliegina sulla torta di un Tour clamoroso per Matthews, che finalmente dopo anni di gestazione, vede il suo processo di crescita praticamente compiuto. Più o meno sempre competitivo sin dal suo passaggio tra i professionisti con la Rabobank, dopo il successo nel Mondiale di casa tra gli Under 23 a Geelong,  la sua crescita ha vissuto momenti alterni ma man mano lo ha sempre portato a migliorare il proprio status.

Un momento importante per la sua crescita è stata la Vuelta 2013, il suo primo GT, dove si impose in due frazioni tra cui quella finale di Madrid. Il Giro d'Italia 2014, sembrava dovesse già lanciarlo tra i grandissimi del gruppo grazie a ben 6 giorni in maglia rosa e alla vittoria di Montecassino al termine di una frazione lunghissima (257 km) che si concludeva al termine di una salita di una decina di km. Un successo questo, che abbinato al suo spunto veloce, ne fece immediatamente uno dei corridori più attesi per le classiche di un giorno, dalla Sanremo all'Amstel, erano tante le corse che sembravano tagliate su misura per lui.

Convinzione che rafforzò ancor di più alla Vuelta dove indosso per tre giorni la maglia rossa e si impose ad Arcos de la Frontera davanti a Daniel Martin e Purito Rodriguez, due che nelle classiche qualcosina hanno fatto. Il terzo posto alla Sanremo e il secondo all'Amstel nel 2015, abbinati alla vittoria di Sestri Levante e ad altri due giorni in maglia rosa, facevano presupporre che nel 2016 avrebbe lottato ad armi pari con Sagan, Degenkolb e Van Avermaet, invece dopo un inizio di stagione col botto, con due vittorie alla Parigi - Nizza, la sua prima corsa della stagione, nelle classiche non va come vorrebbe e deve aspettare il Tour per cogliere un successo di peso davanti a Sagan, Boasson Hagen e Van Avermaet, li batte tutti nella frazione di Revel al termine di una fuga ma mentre Sagan conquisterà il secondo Mondiale consecutivo e GVA l'oro olimpico, questa tappa del Tour resterà il punto più alto della sua carriera, almeno fino alla vigilia di questo Tour.

Fino alla partenza di Dusseldorf, Bling, questo il suo soprannome derivante dalla sua passione per orecchini, bracciali e catenine, è un corridore completo e competitivo quasi in ogni campo, ma paradossalmente questo diventa il suo limite, visto che trova sempre e comunque qualcuno che va più forte di lui o che punta specificamente determinati obiettivi, inoltre sembra aver perso un po' di spunto veloce a favore di una maggiore resistenza in salita, come dimostra il  quarto posto alla Liegi, il suo miglior piazzamento nelle classiche in questa stagione. Questa nuova condizione sembra tenerlo ancora in quel limbo che separa i vincenti dai piazzati, a mancargli è anche la capacità di battere i migliori nelle occasioni importanti - come a Longwi nella terza tappa di questo Tour, dove è secondo alle spalle di Sagan - visto che nelle corse di preparazione ai grandi appuntamenti gli capita di battere Sagan e gli altri.

Tutto questo fino a qualche giorno fa, quando a Rodez si impone di forza davanti a Van Avermaet, Boasson Hagen e Gilbert, praticamente il meglio o quasi per determinate classiche che c'è qui al Tour. Un paio di giorni e si ripete a Romans-sur-Eglise, dopo una frazione corsa da autentico mattatore assieme ai suoi compagni di squadra.

Finalmente Bling sembra essersi sbloccato e senza più timori reverenziali siede al tavolo dei grandi. Vince in volata e in cima agli strappetti, scatta in salita e va in fuga, si comporta da campione consumato, sembra quasi di vedere Peter Sagan ma in realtà si tratta di quel giovanotto che iniziò a farsi conoscere a Geelong tra gli Under 23 e che scalino dopo scalino è ormai arrivato al cospetto dei più grandi.

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