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La solita Vuelta

L'ultimo GT a svelarsi è stata la Vuelta, con gli organizzatori che per quella che sarà la settantaquattresima edizione della corsa a tappe spagnola, hanno deciso di non discostarsi troppo da quanto proposto nelle ultime edizioni.

In breve potremmo riassumere la Vuelta come una corsa con tanti arrivi in salita e tappe corte. La Vuelta misurerà 3272 km, contro i 3518 del Giro e i 3460 del Tour, una differenza che farà cadere uno degli aspetti preponderanti per vincere un GT: il fondo e la capacità di recupero. A tal proposito basti pensare che in Spagna ci sarà una sola tappa sopra i 200 km, contro le otto del Giro e le sette del Tour.

Una scelta questa dettata sicuramente dal posizionamento in calendario e dalla lunghezza della stagione che non permette agli organizzatori di proporre tracciati troppo esigenti per evitare di avere pochi grandi nomi al via. Se il Giro e il Tour vengono programmati nel dettaglio e scelti come obiettivo stagionale da tanti uomini da GT, praticamente nessuno sceglie la Vuelta come principale obiettivo stagionale e questo obbliga gli organizzatori a scegliere percorsi che possano attirare i delusi dal Tour o chi dopo aver preparato il Giro salta il Tour.

Una linea, quella adottata negli ultimi anni che da un lato ha reso la Vuelta un "mini GT" ma che dall'altro ha regalato alla corsa spagnola start list di grande livello anche se quasi mai abbiamo assistito a corse che a livello di spettacolo si siano avvicinate al Giro.


Se il menù proposto dagli organizzatori è simile a quello degli ultimi anni, rispetto alle ultime edizioni l'inizio sarà più semplice, col primo arrivo in salita in programma "solo" alla quinta tappa quando si arriverà in cima all'osservatorio astrofisico di Javalambre. Per la prima rampa di garage bisognerà aspettare la settima tappa con l'arrivo di Mas de la Costa.

Altro snodo importante per la classifica sarà la Andorra la Vella-Cortals d'Encamp, che nonostante i soli 96.6 km sarà la tappa regina della Vuelta, con le sue 5 salite e i quattro km di sterrato tra la fine della penultima salita e l'inizio dell'ascesa finale, il giorno successivo la crono di Pau che con i suoi 35 km completamente pianeggianti potrebbe riscrivere la classifica più della tappa di Andorra. La 13a tappa si concluderà in cima all'Alto de Los Machucos, una salita molto irregolare ma che come accadde nel 2017 quando Contador staccò di 1'30" Froome potrà fare la differenza. Prima del secondo e ultimo giorno di riposo andranno in scena altri due arrivi in salita nelle Asturie con gli arrivi sul Puerto del Acebo e sull'Alto de la Cubilla.

L'ultima settimana chiamerà all'opera gli uomini di classifica solo in due occasioni nella 18a tappa in una frazione praticamente identica a quella in cui nel 2015, Fabio Aru riuscì a strappare la Vuelta a Dumoulin e nella 20a tappa con l'arrivo in salita sull'Alto de Gredos, per un finale un po' moscio.

Rispetto al solito gli organizzatori hanno cercato di evitare le tappe con una sola salita e per quanto possibile hanno proposto tappe di montagna con più salite come quella di Andorra, le due nelle Asturie o la 18a tappa, nulla di trascendentale ma almeno chi vorrà provare ad inventarsi qualcosa avrà più di una frazione per farlo.

Se già consociamo i grandi nomi che hanno puntato il Giro o il Tour, come al solito per la Vuelta è presto per conoscere i nomi che se la giocheranno, al momento solo Quintana,  il Campione del Mondo Valverde e Miguel Angel Lopez hanno già confermato la loro presenza ma come al solito la start list è destinata ad arricchirsi col passare del mesi. 

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