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La Strade Bianche: una corsa con il futuro assicurato

In un mondo come quello del ciclismo da sempre ancorato alle tradizioni e al proprio passato, non è facile emergere e conquistarsi un posto al sole, questo vale per corridori, squadre e corse. Se il discorso per corridori e squadre è un po' cambiato, visto che in gruppo non c'è più quella sorta di rispetto e di timore reverenziale verso i più esperti, questo discorso è ancora decisamente valido per le corse.

Negli ultimi anni abbiamo visto il ciclismo andare alla ricerca di nuovi mercati e la nascita di tante corse in paesi senza storia ciclistica, ha un pò modificato la mappa del ciclismo ma fondamentalmente le corse nella penisola arabica o quelle in Nord America, sono diventate più o meno importanti grazie al budget a disposizione, alla potenza degli sponsor e al periodo della stagione in cui sono inserite in calendario, ma fondamentalmente restano appuntamenti di secondo piano, con i grandi appuntamenti che restano inevitabilmente quelle che gare hanno alle spalle una storia ormai secolare o quasi.

La Foresta di Arenberg, il Grammont, il Poggio, il Muro di Huy o la Redoute continuano a restare luoghi simbolo se non addirittura magici del ciclismo, ma negli ultimi anni c'è una corsa che a suon di spettacolo si sta avvicinando alle grandi classiche e inizia a reclamare un ruolo di primissimo piano. Stiamo parlando della Strade Bianche che sta aumentando sempre più la sua importanza e l'albo d'oro è lì a dimostrarlo con i successi di Gilbert, Stybar, la doppietta di Kwiatkowski e il tris di Cancellara, tutta gente Campione del Mondo tra strada, crono e cross.

Il successo di questa gara è da ricercarsi sicuramente nell'unicità della corsa sia per i tanti km di sterrato che riportano la mente agli albori del ciclismo, sia per la tipologia di corridori che possono imporsi, essendo probabilmente l'unica o quasi, che può essere vinta dai grandi specialisti del Nord, dagli specialisti delle Ardenne e dagli uomini da GT. Dal punto di vista tecnico la corsa è decisamente vicina alle classiche del Nord e quello slogan di RCS che presenta la corsa come la 'Classica del nord più a Sud d'Europa' non è per nulla campato in aria.

L'ultima edizione vinta con pieno merito da Michal Kwiatkowski, ha mostrato chiaramente che, come per la classiche delle pietre, il meteo ostile le cambia decisamente volto, con la corsa esplosa addirittura prima del collegamento delle tv e proseguita fino alla fine tra scatti, inseguimenti e testa a testa. Dopo 11 edizioni possiamo tranquillamente affermare che la Strade Bianche è ormai a tutti gli effetti una delle corse più belle del calendario e poco a poco diventerà sempre più un obiettivo stagionale per tanti corridori, visto che iniziano ad esserci gli specialisti di questa corsa e i primi nomi che vengono in mente sono quelli di Kwiatkowski, Stybar o Van Avermaet che pur non avendola mai vinta in sette partecipazioni ha chiuso sei volte trai primi dieci, sfiorando il successo sia quest'anno, sia nel 2015 quando ha chiuso in seconda posizione.

Per il salto di qualità definitivo che l'avvicinerebbe alle monumento le manca davvero poco, anzitutto le manca l'attesa che, rimanendo in Italia, c'è per una Sanremo e anche il pubblico non è quello che vediamo al Nord, ma da'altronde in Italia non siamo in Belgio, un altro passaggio da fare è l'aumento dei km, con i 175 attuali che sono un po' pochi ma che comunque son bastati negli ultimi due anni a rendere la corsa spettacolare.

Lo spettacolo dei luoghi attraversati, l'interpretazione dei corridori al percorso e la particolarità degli sterrati, l'hanno portata ad essere una delle corse più belle dell'anno, c'è da scommettere che nel futuro prossimo diventerà anche uno degli appuntamenti più attesi.

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