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L'amore e l'orgoglio

Per i francesi il ciclismo è una questione sentimentalmente profonda che ha a che fare con l'orgoglio e l'amore sfrenato, senza esclusione di colpi, che hanno per il loro tricolore. Da sempre. Oggi come ieri. E i ragazzi che vanno forte sono presto incoronati come principini predestinati, coccolati fino al giorno in cui tutto il mondo potrà vederli sugli Champs Elysees. Una, due, forse tre volte.
Un petit prince da adorare, proprio come adorarono quel ragazzo con le basette e il mento un po' sfuggente che nel 1975 correva nella Peugeot.

Bernard Thevenet nasce in un piccolo paese della Borgogna. Suo padre fa il contadino. Proprio tra quelle campagne Bernard vede il Tour de France per la prima volta. Un passaggio. Per i colpi di fulmine basta un istante. Vede i ciclisti, la gente, l'atmosfera e in lui scatta il desiderio di far parte di quel gruppo. Di stare lì in mezzo. Si iscrive ad una squadra locale e vince il campionato francese juniores. Ma forse ancora non sa che correrà i suoi anni da professionista in un gruppo sempre più imprigionato nell'ombra delle vittorie incontrastate di Eddy Merckx. Il Cannibale.
Eppure Bernard, nel 1970, partecipa al suo primo Tour e vince sul Mont Ventoux in una giornata di nebbia dopo che, pochi giorni prima, una caduta gli aveva portato via per qualche minuto la memoria. I francesi gli vogliono bene ma l'amore vero comincia nel 1975, in un giorno di luglio sul Puy-de-Dome quando attacca Eddy Merckx, padrone del Tour da cinque anni. Poi la stoccata finale a Pra Loup. Eddy è sofferente, i francesi sono in delirio. Bernard Thevenet sta facendo crollare l'incrollabile. Su quella salita si prenderà la prima maglia gialla della sua carriera, staccando il Cannibale di un minuto e cinquanta. Sta nascendo una leggenda, anche se lui è il primo a non rendersene conto. La mattina dopo racconta ad un giornalista che, svegliandosi e trovando la maglia di leader del Tour de France sulla sua sedia, si è chiesto: 'Ma che cosa ci faccio nella camera di Merckx?'
Eddy si arrende definitivamente proprio quel giorno. Bernard vola anche sull'Izoard e stacca tutti facendo il bis a Serre Chevalier. Dopo quel traguardo nessuno mette più in dubbio quel Tour: è suo. Improvvisamente, quasi senza rendersene conto. E forse era destino che proprio un francese inaugurasse il primo arrivo agli Champs Elysees della storia.

Quello fu l'anno delle prime volte: l'arrivo a Parigi, il circuito cittadino come trionfo dell'attaccamento francese alla patria, la maglia a pois che diventerà in poco tempo un'istituzione. La prima volta di quel ragazzo figlio di contadini della Borgogna sul gradino più alto del Tour. Otto anni dopo l'ultimo figlio di Francia. Con due minuti e quarantasette di vantaggio su Merckx. I francesi se lo ricorderanno per sempre. Le cycliste qui a devorè le Cannibale.
E' una questione di amore e di orgoglio. Lo stesso di oggi. Basta una fiammata in salita per l'estasi. In attesa che torni un Thevenet capace di far sognare ancora. E assieme al sogno, mescolare la realtà.

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