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Le corse del Nord. Come se nessun inverno fosse passato

Ci sono cose che non puoi spiegare. E sono le migliori. Sono fuori da qualsiasi etichetta, da qualsiasi parola che le racchiuda, che le strozzi, che le imprigioni in confini non suoi. Il Belgio è una di quelle cose. Che quando uno dice Campagna del Nord viene da pensare alle battaglie e alle conquiste. Ed è anche vero che queste corse sono guerre senza salite né discese. Ma il silenzio delle strade di pavé che tagliano in due i campi, che uniscono i villaggi con le case di mattoncini rossi e gli infissi bianchi e le chiese grigie e i tramonti slavati di acquarello parlano della sua anima divisa a metà, cruenta e tenera. C'è molto più di quello che tutti si aspettano. C'è quell'amore che ti spezza ma tu non vuoi smettere, perché sai che certi angoli per alcuni sono spigoli, per altri sono abbracci. Il ciclismo è di quel tipo lì, che bruci e ti fai male e vivi.

Come può essere? Che sono ancora tutti qui e sembra che niente si sia interrotto. Come se nessun inverno fosse passatoGreg Van Avermaet sulle pietre ci è cresciuto, ha la stessa anima di qui, gli occhi grigioazzurri, quasi lucidi, di questa terra quando fa sera, appena prima, e il volto spigoloso come i muur, secchi come una linea. O così, o ancora così. Sembra non essersi fermato mai. La stessa espressione, lo stesso modo di aggredire il pavé '“ o di parlarci, chi lo sa '“ lo stesso della scorsa primavera. E Jasper Stuyven che ha una cioccolateria con suo fratello a Betekom e forse gli inverni li passa anche a fare cioccolatini con il grembiule bianco tra un'uscita e l'altra. Jasper che non ha sentito nessun distacco, perché certe cose non passano mai, non esiste il tempo, non esiste niente. Il Belgio lo conosce così, a menadito, come una preghiera, come ogni angolo del corpo di chi ama, le cicatrici, il profumo, il silenzio. E' come se la primavera non si fosse mai fermata. Quel modo di scattare, di lasciar lì tutti d'improvviso, di piegarsi sulla bici, andare come un treno, andare senza guardarsi indietro. 
Ragazzi del Nord cresciuti in questo modo, ognuno il suo carattere e qualcosa in comune per forza. Qualcosa che viene dall'istinto naturale, dall'attitudine che queste strade gli hanno insegnato. Ci sono molti modi di andare in bicicletta e forse ognuno di quei modi rispecchia la storia di quello che abbiamo vissuto. Oppure, a volte, sono le paure al contrario. Come se pedalare fosse un'arma contro la timidezza, contro il poco coraggio. 
E' un po' una battaglia anche questa.

Il ciclismo è fatto così, passa un inverno e pensi che forse non sarà come prima, che un po' di magia resterà persa per strada, che qualcosa cambierà per volere del tempo. Invece torni e sai che è ancora quello il tuo posto, che quello è ancora il modo migliore per vedersi interi. Sentire noi stessi nella confusione e nei denti stretti. Il pavè sputa fuori tutto, come nelle giornate di pioggia, ti sbatte in faccia il coraggio che devi avere, ti spoglia e ti lascia solo quello che sei. 
E' come se nessun inverno fosse passato. Come se ritrovare il solito feeling fosse stato davvero semplice questa volta. Così, senza bisogno di parole. 
Ci sono cose che non puoi spiegare, che le riconosci dal respiro, sai di appartenergli. E sono le migliori.   

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