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Le Fiandre, il Lambrusco e una Ferrari

Eeklo è un paesino nelle Fiandre Occidentali. Uno di quei paesi con il campanile della chiesa alto e aguzzo verso il cielo, le sue case vicine tipiche dell'antica architettura fiamminga, con un fiume quieto come uno specchio. La magia è che quando nasci qui, sei quasi un prescelto. Impari l'odore di queste campagne fin da bambino. E quando, dopo aver girato il mondo, torni lì e sei su una bicicletta, riconosci tutto al volo. Tutto a memoria.
L'avevano soprannominato il gitano di Eeklo e forse non tutti sanno che il motivo affonda le radici nella sua tribolata infanzia trascorsa da nomade: povera, precaria e senza troppi punti di riferimento. C'è voluto qualche anno, la bici, e il sangue forte del Nord perché tutti cominciassero a chiamarlo Monsieur Roubaix.

Roger de Vlaeminck nasce nel 1947. In estate. Il suo vissuto di bambino, gli forma un carattere passionale e ansioso allo stesso tempo. Impetuoso, a volte irascibile, combattente. Per questo, forse, molti belgi gli preferiscono Maertens.
Roger è sempre andato forte fin dai dilettanti, dopo l'argento mondiale passa al professionismo e da lì è una continua ascesa. Durante il primo anno tra i grandi arriva secondo alla Milano-Sanremo dietro Eddy Merckx e quinto alla Parigi-Roubaix. La sua prima Roubaix la vince nel 1972. Nella sua carriera ne conquisterà quattro, oltre agli altri successi nelle Classiche del Nord. E' un uomo perennemente in fuga. Scorbutico, insofferente, ribelle. Un cavallo pazzo difficile da domare. Anche se con i compagni è largamente generoso. Mangia quasi di tutto, anche dopo le corse e gli piace bere vino, il Lambrusco specialmente, sforando così dalla sacra tradizione alcolica belga. E' un passista, è un cronoman, è un grande campione anche se non riesce ad essere un leader perfetto. Soffre gli appuntamenti importanti, l'ansia di avere addosso una maglia di classifica. Forse è per questo che le Classiche restano sempre le sue preferite. L'azione d'istinto, il prendi e vai, il colpo di testa. Il Nord gli scorre nelle vene, le stradine in pavè che tagliano i campi hanno il suo stesso carattere. Duro, ribelle. Alla vigilia della Milano-Sanremo del 1976 compra una Ferrari. Gli sono sempre piaciute le macchine potenti. Al volante non è matto come sulla bicicletta ma il mito della velocità lo affascina all'inverosimile. Sarà il fatto di pensare a tutti quei cavalli in attesa di essere liberati. Un po' come lui. Che di trattenersi proprio non ne ha voglia. Le regole ferree che si impone contrastano con la sua abitudine a correre a briglie sciolte. Ma lui sta bene così. Sta bene con la sua Marlene e suoi figli nella casetta fiamminga che si è costruito con il sudore regalato in bicicletta.
Alla fine della sua carriera, Roger de Vlaeminck riuscì ad avere nel suo palmares tutte e cinque le Classiche Monumento: Milano Sanremo, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, Liegi e Giro di Lombardia. Tutto questo negli anni del dominio incontrastato del Cannibale, il che non è poco.

In fondo, l'anima da zingaro non l'ha mai tradito. Quelli che dicono che poteva vincere di più sono i soliti calcolatori sulle potenzialità altrui.
Roger è sempre stato un ribelle bipolare a cui piaceva il Lambrusco pur essendo nato in una terra dove si beve solo birra, che amava la velocità e i motori ma al volante andava quasi piano. Il Nord, ecco forse quello è stato sempre l'ago della bilancia. Buon sangue non mente. I ragazzi belgi hanno quasi tutti una traccia di destino invariabile.
Quelle strade lo hanno visto crescere, lo hanno visto vincere. Quelle strade sono state lui stesso. Zingaro, irascibile, testardo, istintivo. Signore del pavè. Monsieur Roubaix.

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