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Linda Villumsen e quei due secondi

Spesso a fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta è una questione di centimetri e i velocisti ne sanno qualcosa, ma anche le cronometro, che si giocano sul filo dei secondi, sanno essere spietate da questo punto di vista.

Agosto 2012, a Londra sono in pieno svolgimento le Olimpiadi estive. Nel primo giorno del mese, quello che regala all'Italia l'oro di Daniele Molmenti nel kayak e che consacra alla gloria planetaria Bradley Wiggins che si prende l'oro della cronometro dopo aver vinto il Tour de France, si disputa anche la crono femminile. Come accaduto quattro anni prima a Pechino, a trionfare è Kristin Armstrong, a farle compagnia sul podio ci sono la tedesca Judith Arndt e la russa Olga Zabelinskaya. A rimanere delusa è una ragazza neozelandese che prima del calo finale, appare avviata verso la medaglia d'oro ma che invece deve accontentarsi della medaglia di legno e per la miseria di due secondi vede sfumare l'obiettivo di quattro anni di lavoro.

Settembre 2015, a Richmond si svolgono i Mondiali di ciclismo, il 22 Settembre è in programma la cronometro individuale femminile. Le prime cinque atlete sono racchiuse in 21 secondi, tra queste così come a Londra ci sono la Armstrong e quella ragazza neozelandese. A fare la differenza, proprio come tre anni prima sono quegli stessi due secondi, ma stavolta il finale è un po' diverso per chi a Londra era rimasta delusa al punto tale da prendersi alcuni mesi di pausa.
Quella ragazza è Linda Villumsen, neozelandese di Herning, sì proprio la cittadina danese che ha ospitato la partenza del Giro d'Italia 2012. La Villumsen che è allenata da Marco Pinotti,  ha preso la nazionalità neozelandese nel 2010 e da allora ha cercato di portare il più in alto possibile i colori della sua nuova patria. Le prove contro il tempo sono sempre state la sua specialità ma spesso e volentieri proprio queste gare le hanno dato grosse delusioni.

A Richmond, grazie alle sue qualità ma anche ad un pizzico di fortuna che non guasta mai, la bionda 'all blacks' è finalmente riuscita a prendersi il mondo, dopo un lunghissimo inseguimento iniziato a Salisburgo nel 2006. Un inseguimento che ad un certo punto è sembrato stregato visti i 5 podi dal 2009 al 2013 con i secondi posti di Copenaghen (2011) e Firenze (2013).
Stavolta Linda si è presentata più decisa che mai a prendersi quella maglia iridata e per farlo ha rischiato davvero il tutto per tutto visto che non ha corso nei tre mesi che hanno preceduto la crono e che ha disputato il Mondiale non con una Wilier che rifornisce la sua squadra, la UnitedHealthcare, ma con una bici camuffata che dovrebbe essere una Trek. Una scelta rischiosa visto che avrebbe potuto portarla anche al licenziamento ma che alla fine ha pagato, visto che le ha permesso di sentirsi più tranquilla e a suo agio e per un'atleta molto emotiva come lei questo dettaglio potrebbe essere stato fondamentale.

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