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Lo spettacolo delle Strade Bianche

La più eroica delle classiche per uno spettacolo indimenticabile.

Nel corso della sua breve storia, la strade Bianche ha già conquistato uno status inviabile. Gran parte delle corse in calendario, non possono competere con la classica toscana sia per contenuti tecnici e gradimento dei corridori, sia per lo scenario che circonda la gara. Normale, dunque, che sia diventato uno degli appuntamenti più attesi dell'anno sia per i tifosi che per i corridori. Non siamo ancora al livello delle classiche monumento come importanza e appeal per la corsa, ma se nei prossimi anni la crescita proseguirà come accaduto fin qui, questa corsa non potrà che diventare il primo grande obiettivo stagionale per tanti corridori visto che a differenza di altre grandi corse, affascina e seduce sia i corridori da classiche sia del pavé che delle Ardenne, sia gli interpreti da GT.


strade bianche


Senza le pressioni che ci sono nelle monumento, la Strade Bianche è sempre una corsa spettacolare che si accende a tanti km dal traguardo, nonostante lo strappo finale che porta a Piazza del Campo, consentirebbe a chi ne ha le qualità e la forza di fare la differenza in quelle poche centinaia di metri, dopo aver corso coperto o di rimessa, invece, i tanti km in sterrato è come se risvegliassero nei ciclisti quella voglia di sfidarsi faccia a faccia e di andare oltre tattiche e tatticismi, per scontrarsi e mostrarsi in tutta la loro forza. Con le nevicate di inizio settimana e la pioggia di sabato e dei giorni precedenti, era praticamente scontato che venisse fuori un'edizione da ricordare e  stavolta la realtà non ha deluso le aspettative, regalandoci una corsa che ha ricordato da vicino la tappa di Montalcino al Giro 2010. Le strade bianche che erano diventate marroni a  causa del fango, hanno chiamato all'assalto  all'arma bianca i big già a 60 km dal traguardo, quando si sono mossi corridori attesissimi come Kwiatkowski o Valverde o il tre volte campione del mondo di ciclocross Wout Van Aert, l'altro tre volte campione del mondo, vale a dire Peter Sagan è stato, invece, autore di una prova abbastanza opaca al pari di Gilbert e Van Avermaet, ma rispetto ai due belgi è comunque stato capace di chiudere nei primi dieci. Se Valverde è stato tra i primi ad accendere la miccia salvo poi perdere il momento migliore per avvantaggiarsi e giocarsi la corsa, i grandi protagonisti sono stati Romain Bardet, Wout Van Aert e Tiesj Benoot. Se avete in mente il corridore incapace di attaccare all'ultimo Tour de France, scordatevelo, il buon Romain, reduce da due podi al Tour negli ultimi due anni, dopo i primi tratti di sterrato corsi in difesa è salito in cattedra, prima rimontando i vari gruppetti dei favoriti e poi attaccando, sul lunghissimo (11,5 km) tratto di Monte Sante Marie, quando al traguardo mancavano 46 km. Mostrando un coraggio e una determinazione che appartengono ai fuoriclasse, gli è mancato qualcosa per vincere e probabilmente ha osato troppo ma di certo ha mostrato di che pasta e fatto e che quando c'è da guidare la bici non è secondo a nessuno. 

L'unico capace di riportarsi su Bardet, è stato Van Aert che non ha deluso le enormi aspettative che c'erano su di lui. Favorito dalle condizioni meteo e dalle strade bianche diventate di fango, il talento belga ha dimostrato che quando sei un fuoriclasse lo sei in ogni categoria, visto che lui è a tutt'oggi sostanzialmente un crossista con qualche puntata su strada. Puntate che lo porteranno fino alla Roubaix. Se Bardet e Van Aert hanno entusiasmato con i loro attacchi lontano dal traguardo, quello che si è gestito meglio e che poi ha trionfato a Piazza del campo, è stato Tiesj Benoot uno destinato a raccogliere l'eredità di Boonen, GVA o Gilbert, insomma un predestinato che finora non aveva ancora vinto ma che già due anni fa era stato capace di piazzarsi quinto al Fiandre. Dopo un lungo inseguimento coronato a 15 km dal targando, e gli ultimi 12 km corsi in beata solitudine, il corridore della Lotto Soudal è andato a prendersi quello che è il primo successo della sua carriera e che a questo punto dovrebbe lanciarlo verso un futuro radioso, perché le grandi corse, e la Strade Bianche lo è, quasi mai si vincono per caso. 

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