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Lucien Van Impe. Storia di una rivincita.

Lo chiamavano Paperino. Per la sua indole bonacciona e perennemente sfortunata. Da piccolo guardava mamma, papà e fratelli andare in bicicletta e ad un certo punto decise che anche lui voleva un triciclo per non essere da meno. A gareggiare cominciò presto. Perché in Belgio due ruote fanno un'istituzione e allora anche da bambino faceva a gara con i suoi compagni lungo la strada che portava all'asilo. Vinceva sempre lui.
Anni dopo, Lucien Van Impe, si ritroverà sugli Champs-Elysees da padrone. Dopo una serie di maglie a pois e una carriera passata ad accontentarsi. Questa è la storia di una grande rivincita, arrivata quando oramai nessuno se l'aspettava più.

Lucien passa la sua adolescenza a consegnare giornali in bicicletta per conto del bar-ricevitoria del padre. Il suo passaggio al professionismo lo deve a Federico Bahamontes che usa la sua influenza per trovargli un contratto dopo che aveva vinto il Tour de l'Avenir. Il 1969 è il suo primo anno da pro e al Tour de France arriva dodicesimo. E' amore a prima vita. Lucien non si toglie dalla testa le strade francesi, tanto è vero che nella sua carriera partecipò alla Gran Boucle quindici volte e arrivò sempre fino a Parigi.
Ma i tifosi gli attaccano subito l'etichetta di adorabile perdente. E' simpatico, è buono, è gentile e ha il sogno di fare l'impresa, di prendersi la maglia gialla. Lui belga, negli anni del belga per eccellenza, Eddy Merckx. Ma la volontà non basta. Lucien sembra un inguaribile sfortunato. Si dice soddisfatto delle sue maglie della montagna '“ arriverà a cinque '“ ed è quasi sottomesso alla figura ingombrante del Cannibale che vede come un maestro da riverire in silenzio, ha persino paura ad attaccarlo. In realtà per otto volte, per otto anni consecutivi, insegue il sogno di arrivare sul primo gradino di Parigi. La svolta arriva con il suo nuovo direttore sportivo. Cyrille Guimard è giovanissimo e ha sempre corso contro Lucien ma sull'ammiraglia diventa presto un astuto calcolatore.
L'anno è il 1976. La maglia gialla per Lucien arriva inaspettatamente il 4 luglio, sull'Alpe d'Huez ma la vera leggenda di questo riscatto si costruisce quattro giorni dopo, sui Pirenei. C'è una fuga con Luis Ocana. Guimard dice a Van Impe di attaccare ma lui si rifiuta. Non si sa esattamente se Lucien si sia convinto da solo o subì la pressione del suo ds: qualcuno dice che Guimard gli urlò dall'ammiraglia che se non avesse attaccato l'avrebbe buttato fuori strada con la macchina. Van Impe ha sempre smentito questo aneddoto ma se fosse vero, la storia di quel riscatto acquisterebbe ancor più fascino. Perché le rivincite dipendono anche da chi ci sprona a cercarle. Da sempre il rapporto tra ciclista e direttore sportivo è uno di quelli più profondi e istintivi che esistano nel mondo del ciclismo. Guimard forse conosceva davvero a fondo Lucien, proprio perché aveva tentato di capirlo prima da avversario. Su i punti deboli, si costruiscono quelli di forza.
Fatto sta che, sotto minaccia o sotto ispirazione, Lucien attaccò, prese la maglia e mise le mani sul Tour de France. Il suo.
Paperino svanì all'istante. Troppo piccolo per le volate, troppo dispendioso per resistere ai ritmi massacranti dei grandi giri. Tutto svanito. A riscattarlo fu, ancora una volta, la montagna. Il suo terreno mai tradito.

Dopo quella rivincita mondiale, dopo gli Champs-Elysees, ribattezzò casa sua con il nome di 'Alpe d'Huez'. La salita che era stata 'casa' più di tutte, che l'aveva preso come figlio e gli aveva regalato il primo pezzo del suo sogno.

Questa è la storia di Lucien Van Impe e della rivicita di un Paperino sfortunato che ha cambiato il proprio destino. Questa è la storia dei soliti riscatti. Quelli che arrivano quando meno te l'aspetti. Quando avevi smesso di crederci persino tu.

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