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Marco Pantani e l'addio al Tour

Il 14 Febbraio 2004, mentre il mondo festeggia il proprio amore, Marco Pantani saluta per sempre la vita, una vita che tanto gli ha dato ma che tantissimo gli ha tolto. Da eroe romantico qual'era ed è tutt'ora, lui che era ciclista più amato, l'unico ad aver riportato il ciclismo ai fasti del dopo guerra, se ne va nel giorno della festa degli innamorati, lo fa da solo in una desolante e deprimente stanza di un residence di Rimini a pochi km da casa sua.

In carriera Marco ha raccolto successi bellissimi scrivendo pagine indelebili ma stavolta voglio raccontarvi una sua "sconfitta", forse perché in un giorno come questo è più giusto ricordare un'impresa solo sfiorata ma che se fosse andata in porto sarebbe diventata la più grande impresa mai realizzata dal pirata. Al Tour del 2000 non è in lotta per la maglia gialla ma dà l'impressione di essere tornato ad essere un corridore vero, altrimenti non si spiegherebbero i successi sul Mont Ventoux e a Courchevel sempre davanti ad Armstrong. Soprattutto il secondo successo, una delle pochissime sconfitte dell'americano durante il suo settennato di successi sulle strade francesi, fa scattare qualcosa nella testa di Marco che prova ad inventarsene una delle sue.

Il 18 Luglio è in programma la Courchevel '“ Morzine, il classico tappone alpino, con in programma i Gpm di Les Saisies, Aravis, Colombière e Joux Plane. Una di quelle tappe che piacciono al pirata che nel giorno di riposo, caduto tra il successo di Courchevel e questa frazione, si convince che c'è il terreno per attaccare a fondo e vedere fin dove si spinge la resistenza del texano.

Pronti via e a 130 km dal traguardo, sul Col de Saisies, Pantani rompe gli indugi e scatta. Il suo attacco coglie tutti di sorpresa ma è una cosa di una tale importanza che la RAI stravolge il suo palinsesto per mandare immediatamente le immagini in diretta. Com'è normale che sia, il gruppo non lascia fare e subito si organizza all'inseguimento, ciò che non è normale è l'alleanza tra Armstrong e Ullrich  con le loro squadre a lavorare come fossero una cosa sola. Nonostante ciò il Pirata non demorde, al termine della prima salita il vantaggio è di appena 1'03' e ad inseguirlo ci sono Escartin, Llorente ed Hervé. In discesa il quartetto si ricongiunge ma, come accaduto anni prima al Giro (94) quando nella tappa del Mortirolo aspettò Indurain, anche stavolta il fato è contro di lui e gli regala compagni d'avventura che non possono o non vogliono dargli nessun aiuto.

Sull'Aravis solo Escartin, senza troppa convinzione, prova a dargli una mano, ma al termine di questa seconda ascesa il gruppo scollina solo con 1.12' di ritardo. La situazione non cambia nemmeno sulla Colombière, salita storica del Tour ma decisamente pedalabile, quindi tutta a favore del gruppo che insegue. Pantani scollina con 59' sul gruppo dopo che era riuscito ad accumulare un vantaggio massimo 1'40', ma a quel punto Armstrong aveva ordinato a Tyler Hamilton e Kevin Livingston di mettere il gruppo alla frusta e scrivere la parole fine su questa azione.

Nella lunga discesa che porta al Joux Plane finisce il sogno del pirata che dopo 81 km di fuga viene ripreso da quel che resta del gruppo. Marco si mette in coda al gruppo assieme ai suoi due gregari Velo e Siboni,  la speranza è quella di recuperare energie per giocarsi il successo sulla salita finale ma durante il suo attacco non si è alimentato adeguatamente e arriva vuoto all'imbocco dell'ultima salita dove si stacca nei primi chilometri. Gli ultimi chilometri, sempre scortato da Velo e Siboni, sono una lunga sofferenza con Marco che chiude in 38esima posizione a 13?44' da Virenque. In serata un Marco, svuotato fisicamente e abbattuto nell'orgoglio e nel morale. lascia il Tour e torna a casa, un comportamento che non piace  agli organizzatori del Tour che non lo inviteranno mai più alla loro corsa.

Quel 18 Luglio che sarebbe potuto diventare una data storica per il Tour se Pantani avesse fatto saltare il banco, lo diventerà negli anni a seguire in quanto sarà l'unico vero giorno di crisi di Armstrong fino al suo primo ritiro nel 2005 e soprattutto l'ultima volta del Pirata sulle strade del Tour, la corsa che ha sempre amato più di ogni altra.

 

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