Free shipping within Europe and Switzerland

  • Italiano
  • Inglese

Mauricio Soler, il capostipite della generazione de oro

Per il ciclismo colombiano è un momento decisamente florido, con la "Generazione de Oro" che ormai occupa un ruolo di primo piano nel ciclismo mondiale.Nairo Quintana, dopo la vittoria del Giro 2014 e i podi al Tour nel 2013 e nel 2015, si presenterà ai nastri di partenza della prossima Grande Boucle con tutte le carte in regola per portare a casa la vittoria finale. Esteban Chaves, col secondo posto all'ultimo Giro d'Italia, si è definitivamente messo alle spalle il terribile incidente che nel Febbraio 2013 ne aveva messo a rischio la carriera. Rigoberto Uran e Sergio Henao tra alti e bassi sono da qualche anno tra i migliori del gruppo, Carlos Betancur ha lanciato qualche segnale di ripresa ma il rischio che resti una mancata promessa è sempre molto concreto.

A spingere questi ragazzi alla conquista delle grandi corse c'è un'intera nazione che segue i suoi corridori come fossero dei figli adottivi. Se oggi sono tanti i talenti colombiani da seguire e tifare, solo una decina d'anni fa la situazione era molto differente. Col calcio che stava per scalzare definitivamente il ciclismo dal cuore dei colombiani, ci pensò Juan Mauricio Soler a riscaldare il cuore di una nazione che da troppo tempo era lontana dalla ribalta internazionale e dai grandi palcoscenici.

Scalatore purissimo, Soler ha vissuto i suoi giorni di gloria al Tour de France 2007, quando si impose a Briancon e conquistò la maglia pois di miglior scalatore. Quel Tour, che sembrava dovesse lanciarlo definitivamente tra i grandi, resterà il punto d'arrivo della sua carriera e non il punto di partenza come sembrava in quei giorni. Il talento c'era tutto e quando la strada saliva Soler sembrava un camoscio. Quando era in giornata erano pochi i corridori in grado di seguirlo in salita e pochissimi quelli in grado di staccarlo.

A frenare Soler più e più volte nel corso della sua carriera sono state le cadute, che ad intervalli costanti e regolari lo hanno visto protagonista. Come se nulla fosse Juan Mauricio si è rialzato ogni volta ed ha sempre ripreso a pedalare con la convinzione e l'ambizione necessarie per arrivare in vetta.  Dopo il Tour 2007 non è stato più capace di ripetersi, il Giro e il Tour 2008 sono terminati con un ritiro, non prima di aver provato a stringere i denti dopo l'immancabile caduta. Al Giro 2009 è una tendinite a costringerlo al ritiro da quello che resterà l'ultimo GT della sua vita. Nel 2010, dopo la chiusura della Barloworld, firma per la Caisse d'Epargne di Unzue ma i risultati faticano ad arrivare al contrario delle cadute che non mancano mai.

Al Tour de Suisse 2011 sembrano finalmente ritornare i suoi giorni, a quasi 4 anni dal successo di Briancon torna ad alzare le braccia al cielo. Lo fa sul traguardo di Crans-Montana, ovviamente si tratta di un arrivo in salita e Mauricio arriva tutto solo al traguardo, conquistando anche la maglia gialla. Maglia che indossa un solo giorno ma che è deciso a riprendersi nel corso della sesta frazione.  Purtroppo per lui il destino ha in serbo qualcosa di diverso. Dopo una trentina di chilometri, la ruota anteriore della bici del colombiano esplode dopo l'impatto con una buca, la caduta è inevitabile e la corsa di Mauricio finisce contro un palo di ferro che delimita la recinzione di un giardino.
L'impatto è tremendo e le conseguenze gravissime. La carriera di Soler termina in quel preciso istante, ma questo è l'aspetto meno importante visto che tutta la vita di Soler cambierà per sempre in seguito a quel maledetto impatto. La situazione è gravissima, la morte dello scalatore colombiano è lo scenario più plausibile. Dopo quasi un mese di coma indotto si risveglia e riconosce sua moglie ma per il resto non ricorda quasi nulla.

Dopo il risveglio per Mauricio inizia il secondo tempo della vita, quello in cui, tra atroci sofferenze e dolori continui, deve cercare di andare avanti e rimettersi in sesto per quanto possibile. Se prima l'obiettivo era quello di staccare tutti sul Galibier, ora l'obiettivo è tornare a camminare e parlare come chiunque, riuscire a migliorare con l'aiuto della fisioterapia di qualche millimetro quei movimenti che dopo la caduta il suo corpo fatica  a fare.

Prima guardava al futuro con la speranza e la voglia di diventare il numero uno, oggi nonostante tutto ringrazia Dio per avergli dato la possibilità di veder crescere suo figlio. Del corridore che scalava le grandi montagne resta solo il ricordo e la tristezza di quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Il suo corpo porterà per sempre i segni dell'incidente ma il suo spirito non è cambiato, è sempre quello che si rialzava dopo ogni caduta. Siccome i colombiani del ciclismo sono tutti un po' fratelli, Quintana, Uran (che nel 2010 è stato compagno di squadra e di camera di Mauricio) Henao e Chaves portano sulla loro bici anche i sogni di Mauricio Soler, consci che senza il "lancero" per loro non sarebbe stato così semplice attraversare l'oceano e cercare di imporsi in Europa.

Subscribe now to our newsletter!