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Michele Scarponi e la sua semplicità

Michele Scarponi se n'è andato in un sabato mattina che doveva essere come tanti altri ma che purtroppo è diventato diverso da tutti gli altri a causa di quel tragico incidente che ha interrotto la sua esistenza e reso infernale quella di chi lo ha investito e di chi gli voleva bene e lo ha vissuto in quasi 38 anni di vita.

Quello che resterà per sempre il sabato in cui ha perso la vita, in realtà era diverso dagli altri perché, qualche giorno prima, per la prima volta, da quando era diventato padre, Michele era riuscito a vincere una gara, conquistando la prima tappa al Tour of the Alps. Pur essendo stato al comando della corsa solo per una tappa, ai suoi gemellini aveva portato due maglie di leader, perché finalmente anche loro avevano visto il babbo vincere.

Nonostante dal Trentino fosse rientrato  a casa solo la sera prima, aveva deciso di uscire presto per allenarsi in vista del prossimo Giro che avrebbe dovuto correre da capitano dell'Astana. Uscendo di mattina presto, avrebbe avuto modo da trascorrere il pomeriggio in famiglia e godersi un po' i suoi gemellini. Adesso toccherà a loro che negli occhi hanno tutta la vitalità di Michele, essere la ragione di vita di Anna, la moglie di Michele, e darle forza visto che improvvisamente si è vista privata di un pezzo troppo importante della sua vita.
Negli ultimi anni Scarponi aveva abbandonato i gradi di capitano per mettersi al servizio di Vincenzo Nibali col quale aveva battagliato per alcuni anni e di Fabio Aru, che del siciliano dovrebbe essere l'erede non solo nella formazione kazaka ma anche come leader del nostro ciclismo. Ricordarlo come un semplice gregario, nonostante questo ruolo nel ciclismo sia rispettassimo e amatissimo dai tifosi, sarebbe riduttivo. Scarponi, pur non avendo vinto troppo, è stato uno dei corridori più forti che abbiamo visto al Giro negli ultimi dieci anni.

Al Giro ha fatto vedere spesso le sue cose migliori e nell'albo d'oro della corsa rosa, accanto all'anno 2011 c'è scritto il suo nome, ma Scarponi, quel successo, non ottenuto sulla strada e mai festeggiato davanti a tutti, non l'ha mai sentito suo e non tanto per i premi mai arrivati, come amava ripetere scherzando, ma semplicemente perché quella volta Contador era stato più forte.  In quell'edizione del Giro, la prima corsa davvero con ambizioni di vittoria finale - dopo che nel 2010 aveva dimostrato di reggere un GT chiudendo ai piedi del podio e vincendo la tappa del Mortirolo  - aveva battagliato a lungo con Vincenzo Nibali  per il secondo gradino del podio, mostrando quelle qualità di tenacia  e resistenza che negli ultimi anni di carriera gli avrebbero consentito di essere di così grande aiuto ai propri capitani.

Corridori come Scarponi ne abbiamo visti in gruppo e continueremo a vederli ma uomini come Michele, faticheremo sempre più a trovarne, soprattutto in un ciclismo che va sempre più verso l'uso smodato della tecnologia e che in alcune squadre rischia pericolosamente di chiudersi e blindarsi come accade nel calcio. Nonostante questo continui ad essere quello sport che ti viene a trovare a casa e non viceversa e che alla partenza di ogni tappa fa sfilare tutti i suoi protagonisti dal primo all'ultimo e quasi tutti puoi trovarli disponibili per una foto, un autografo o per scambiarci due chiacchiere.
Per chiunque lo abbia conosciuto, Michele è stato un campione, un compagno di squadra eccezionale, un ragazzo sempre allegro e con la battuta pronta anche nei momenti più difficili. Nel mio piccolo l'ho conosciuto un po' meglio nel 2013 quando il Giro partì da Napoli ed in quel gran trambusto che è il giorno che precede il via di un grande giro, ebbi modo di trascorrere un po' di tempo con lui per un'intervista. Come hanno detto tutti quelli che lo hanno conosciuto meglio di me, abbiamo perso un grande uomo e l'impressione di quei giorni a Napoli fu quella di avere a che fare con una persona decisamente affabile, simpatica, umile e semplice. La notorietà non lo aveva cambiato di una virgola e questo lo rendeva speciale agli occhi degli appassionati.

In quei giorni, a Napoli, dove tutte la attenzioni erano per il duello tra Nibali e Wiggins, lui osservava divertito e sornione la scena, convinto di potersi giocare le proprie carte, ovviamente a modo suo e col suo modo di fare, come quella volta che si ritrovò sul terrazzo di Castel dell'Ovo dopo un'indicazione errata, ma a chi gli fece notare che la conferenza stampa non era lassù ma al piano interrato, col solito sorriso, rispose di essere andato fin lassù "per vedere il panorama" anziché dire che qualcuno lo aveva fatto salire fino a lì inutilmente. In questa scenetta forse insignificante ma che fece ridere tutti i presenti, c'è tutta la semplicità di Michele e questa semplicità gli permetterà di vivere sempre nei nostri ricordi.

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