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Namur

Ci sono silenzi e silenzi. La differenza la capisci dagli odori, dall'immobilità, dalle luci. Namur è la capitale della Vallonia ed è posta alla confluenza tra due fiumi che le fanno da specchio con le loro acque tranquille. C'è questo nome, dal suono dolce come un carillon e allo stesso tempo crudo a metà, per quella erre prima del nulla. D'altronde il destino è nel nome, anche qui. Questa è l'anima belga. Dolcissima e ruvida, fredda e appassionata. La passione qui passa per le due ruote. Per forza. Si accende tutto con la bicicletta. Nel silenzio dei giardini, della terra scura, quasi nera, dei cieli bianchi e appena rosati nei tramonti liquidi, c'è un solo grande amore che un belga sente dentro fin da bambino. Il ciclismo. Quello dei muur e del freddo e del fango.

Namur sembra nata per quello, per vedere la gente radunarsi attorno ai percorsi strisciati di ruote, terra arata, terra nera e solchi, impronte di volpi che il cross ce l'hanno disegnato sul palmo della mano.
Come Mathieu van der Poel, olandese, figlio di Adri, sei volte campione nazionale, vincitore di un titolo mondiale e di due tappe al Tour de France. Qualcuno dice che buon sangue non mente, qualcun altro che il talento salta una generazione.
La verità, campione o non campione, è che l'amore è qualche cosa che si avverte sin da piccoli. Mathieu è uno dei tanti che l'ha respirato e l'ha vissuto. Innamorarsi è facile. Certi odori, certi silenzi capisci che sono fatti per te, che non ci puoi stare troppo lontano.

Namur è un carillon di fango e di terra. Nera su facce gelate dal freddo, con gli occhi trasparenti in quella luce bianca dei pomeriggi del Nord. Namur è la quiete e la rabbia, la ferocia, la dolcezza. La vittoria è questo e anche la sconfitta. Questa è una specie di terra sacra, conserva tutto. Il sudore, le lacrime, gli scarpini sporchi, l'acqua che schizza sui telai insieme al sapone.
Restano i solchi. Anche nel deserto della sera. Quando la gente torna a casa, quando si fa buio, il cielo si spegne, se ne va col suo bianco e lascia il posto alla notte.
Restano i solchi nella terra umida del bosco. Ragnatele disordinate, segni della mano, incroci del destino, cicatrici.
Innamorarsi è facile.
Succede senza pensarci, come tante altre volte. Solchi disegnati come dita sulla pelle.
Namur, quiete sperduta nella sera di un giorno di Coppa del Mondo. Namur dagli occhi trasparenti come il fiume che riflette le tue luci al tramonto, cuore di terra e di fango e di amore. Ruvido e dolce come tutte le cose che il ciclismo porta con sé.

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