Truly Made in Italy

  • Italiano
  • Inglese

Nei primi giorni di giugno

Dalle foto in bianco e nero è così difficile riuscire ad immaginare i colori. Forse sono più brava con i suoni o con gli odori. Nei primi giorni di giugno del 1940 forse faceva caldo e le campagne avevano il profumo già estivo della terra rotta dal sole, quella dei sentieri attorno al granturco. Nei primi giorni di giugno del 1940 l'Italia guardava all'ombra nera di un'altra guerra che si affacciava prepotente quanto l'estate. Nei primi giorni di giugno del 1940 Fausto Coppi aveva vent'anni ed era solo Faustin, come lo chiamava la madre. Magro fino alle ossa, labbra sottili e occhi scuri un po' infossati nel viso asciutto. Professione ciclista. Mansione gregario. La prima volta al Giro d'Italia a fianco del signor Bartali. Gino Bartali, l'uomo che doveva fare classifica e invece il destino aveva già deciso che no: quell'anno che per l'Italia sarebbe stato l'inizio di un incubo, era per Faustin. Piccolo e malinconico eroe che affronterà la guerra e la prigionia per tornare a vivere sulla bicicletta. Simbolo della costante rinascita di un paese distrutto. Senza vittorie e con troppo sangue perduto.
Ancora nessuno lo sapeva chi fosse quel Coppi, lassù, sull'Abetone in un giorno di pioggia. Nessuno sapeva cosa gridare anche se tutti guardavano a quel ragazzo che si prendeva minuti. Bartali era fuori gioco dalla seconda tappa, quando era caduto incrinandosi un femore. E lui correva per la maglia rosa. Dopo lo scollinamento riprende i fuggitivi e vola verso il traguardo, il direttore sportivo, dall'ammiraglia, ordina a Bartali di non tirare. Il suo gregario sta salvando la classifica. Arriva al traguardo dopo cento chilometri in solitaria con un vantaggio di tre minuti e quarantacinque secondi. La prima vittoria. La prima maglia rosa. Ruvida maglia di lana che, in quelle foto in bianco e nero, sembra uguale alle altre ma non lo è. Il tempo ce l'ha riconsegnata un po' sbiadita, pronta per i neon dei musei.
Ora Fausto è Coppi, ora la gente sa quale nome gridare sulle salite e le radio gracchiano il cognome secco e asciutto come lui.
Coppi.
Solo vent'anni e già una maglia che si terrà stretta fino a Milano. Già un Giro d'Italia tutto per sé. Rimarrà l'unico, a distanza di settant'anni, ad essere il più giovane vincitore della corsa. Fausto vittorioso sull'orlo del baratro, a un solo giorno dall'annuncio dell'entrata in guerra.
Erano i primi giorni di giugno. Il nove, esattamente. Papaveri rossi come oggi, nelle campagne, e la città lombarda che forse, vedendo quel ragazzo, sapeva già tutto. Fausto sarebbe tornato di nuovo. Perché il ciclismo è libertà.

Subscribe now to our newsletter!