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Niente da dire

Queste sono le strade di campagna che hanno l'odore di nessun altro luogo al mondo. La Roubaix maledetta le ha benedette per sempre, le ha fatte diventare sogni cattivi nelle notti di tanti. 
E' il Tour ma sul pavè sembra quasi di tornare a casa dopo qualche tempo. Succede così: ti affezioni sempre al luogo dove cresci. Anche se le cose ti sono state insegnate con troppa serietà, a volte. O con troppa durezza.
Non ho niente da dire. E' un estremo, forse. L'estrema sintesi della bellezza: il silenzio. A volte c'è così tanto da raccontare che non riesci a trovare le parole. Un classico anche per chi di parole ci vive.

C'è questa lunga striscia che taglia i campi e il gruppo che si disperde e poi si riavvicina. Tutti davanti, è la regola maestra qui. Ma non si può stare tutti insieme. Il gruppo è una fila indiana tremante, il gruppo è una vena scostante dove scorre sangue a scatti. C'è Thibaut che vuol cambiare la bicicletta. Gli danno una ruota. E lui urla al meccanico, urla un imprecazione. Altri metri. Vuole la bicicletta. Scende, fa qualche metro a piedi. La tensione non riesce più a trattenere la rabbia. Qui si può perdere tutto, in un solo istante. Il suo compagno gli si avvicina docile. Gli offre la sua bici. Non va bene, non è della sua misura. Eppure quel gesto è la solita rosa nella tormenta. Ogni tappa ha la sua bufera, ogni bufera ha la sua rosa.
Ci sono volti feriti a metà che si prendono la polvere in faccia per i capitani. La corsa per sé, la corsa per altri. Il coraggio, la generosità, le gambe, l'umiltà e tutto che si impasta insieme come la polvere sulla pelle sudata. All'arrivo non si vedranno anche se qui hanno dato l'anima. Frangenti di chilometri dove tutto è stato consegnato in sacrificio. Poi ci sono quelli che raccolgono tutto in un solo istante. Si è deciso tutto alla fine, come forse nessuno si aspettava. Nessun attacco su quella schiena di sassi in mezzo alla campagna. La polvere ha parlato e poi è rimasta in silenzio.
Niente da dire. O forse tutto. Perché quella vena non smetteva di pulsare. Il verdetto è arrivato alla fine. Improvviso.

Niente da dire. A parte che mentre in questo strano angolo di mondo ci si contendeva posizioni, in Austria, Rick Zabel si lanciava nello sprint della sua prima vittoria tra i pro.
Niente paragoni, sono inadeguati e poco galanti in qualunque campo. E' solo un regalo di compleanno, da figlio a padre. E forse per chi ci crede c'è una zampata lieve di destino. Ecco qui, Rick, questo sei tu, la buona stella i ciclisti se la devono costruire da soli. Questo lo sanno tutti quelli che hanno preso in mano una bicicletta fin da bambini.
Mani al cielo o fisse sul manubrio scosso dalle pietre. Niente da dire. La gente fa differenze ma il ciclismo è democratico: non ci sono cose più importanti o meno. E' tutta una faccenda di anima. E di quanta ce ne metti.

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