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Noia e dominio al Tour de France

Un po' per quanto accaduto l'anno scorso, col Tour che non rispettò le grandi attese che c'erano alla vigilia, un po' per come va il ciclismo ultimamente, le aspettative per questa edizione del Tour, nonostante un percorso duro e ricco di salite, erano decisamente meno alte e nonostante ciò sono state deluse in pieno.

Da quando è finita una certa epoca, siamo abituati a vedere i corridori darsi battaglia solo negli ultimi chilometri dell'ultima salita, per questo gli organizzatori del Tour hanno pensato di proporre tante tappe con più salite ravvicinate ma senza il traguardo in cima all'ultima ascesa di giornata. Una scelta che doveva invogliare i ciclisti alla battaglia e che invece, vista anche la supremazia della Sky, si è rivelata assolutamente controproducente con quasi tutte le tappe di montagna lasciate ai fuggitivi e i big della generale sempre in processione in un gruppetto più o meno numeroso a seconda delle circostanze.
Nessun dubbio sul fatto che Chris Froome abbia vinto meritatamente ma in tre settimane di corsa non vedere praticamente mai attaccata la maglia gialla, ha riportato alla mente gli anni di Armstrong. Attaccare Froome, già di per se non è cosa facile, figuriamoci poi se ha sempre avuto due, tre, quattro compagni al suo fianco anche quando gli altri uomini di classifica erano praticamente da soli.

Se escludiamo Quintana e Aru, che non hanno mai dato l'impressione di essere al loro meglio, nessuno dei corridori che si sono trovati nelle prime posizioni della classifica aveva alle spalle risultati importanti e la possibilità di rischiare di perdere un piazzamento per inseguire una vittoria difficilissima da raggiungere. Logico dunque che i vari Mollema, Porte o Yates pensassero anzitutto a difendersi. Se anche un corridore come Romain Bardet che fino all'inizio di questo Tour era noto per i suoi attacchi e la sua voglia di provarci, ha preferito andare a caccia del piazzamento, capiamo che spettacolo a questo Tour non poteva essercene.

Per Froome è il terzo trionfo sulle strade della Grande Boucle, ma rispetto alle precedenti campagne vittoriose, abbiamo visto un corridore diverso. Sia nel 2013 che nel 2015, il copione era stato identico:  dominio sul primo arrivo in salita, leggero incremento nelle successive tappe di montagna e poi pieno controllo della corsa con calo nella terza settimana.  Quest'anno Chris è stato meno calcolatore, ha seguito più l'istinto, attaccando in discesa e nei ventagli. Il grosso del vantaggio l'ha conquistato a cronometro, mentre in salita si è limitato a qualche scattino e a controllare la situazione grazie ai compagni di squadra che hanno sempre rintuzzato i pochi attacchi che ci sono stati.
Sicuramente questo Froome meno calcolatore (giusto un po' a dire il vero) ha attirato su di se maggiori simpatiema a livello tecnico, questo è un successo che vale meno degli altri due. In salita non ha mai dimostrato la superiorità degli anni precedenti e sulla sua strada non ha trovato corridori in grado di impensierirlo o che lo spingessero a dare tutto ciò che aveva. Anche se va detto che come già accaduto in passato, Froome, ha lavorato sui suoi punti deboli (discese e tappe incasinate) uscendone rafforzato e questa è la peggior notizia per i suoi avversari.
Nel ciclismo i numeri non sono tutto e spesso non spiegano bene ciò che è successo in gara, ma se andiamo a leggere la classifica finale di questo Tour, spiegano quello che abbiamo visto molto meglio di tante parole. Era dal 2008, quando si impose Carlos Sastre, che vinse quel Tour con l'azione sull'Alpe D'Huez, che il decimo classificato non arrivava a ameno di 10 minuti dalla maglia gialla. Praticamente mai nella storia tra il secondo Bardet (4'05'³) e il decimo Kreuziger (7'11'³) il distacco era stato così basso. Un chiaro segnale di un grande livellamento della corsa, peccato che questo sia avvenuto verso il basso.

Sicuramente vivremo Tour più belli e combattuti di questo ma almeno abbiamo visto vincere il più forte, e peccato che Chris non abbia cercato di rendere indimenticabile questa sua terza vittoria con un numero spettacolare in salita, ma la maglia gialla ha preferito abbassarsi al livello dei suoi avversari.

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