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Pace, amore e bicicletta

Erano gli anni Quaranta e c'era la Guerra. Quella dei nonni che qualcosa ancora ci raccontano o ci hanno raccontato. Erano gli anni della nostra guerra civile, dei tedeschi contro gli americani e degli italiani contro gli italiani, quelli di Salò e quelli nascosti sulle montagne. Gino Bartali che per tutti era semplicemente un campione di ciclismo, in realtà è stato qualcosa di più. Molto di più. Nella canna della sua bicicletta nascondeva documenti falsi portandoli di città in città, con la scusa degli allenamenti, per aiutare gli ebrei perseguitati. Alla fine del conflitto ne salvò qualcosa come ottocento. E il suo segreto è rimasto tale fino ai giorni nostri.

In occasione di Rio 2016, un'associazione ha creato un progetto speciale per chiedere all'Onu una Tregua Olimpica, in poche parole un 'cessate il fuoco' in tutto il Mondo, in occasione dei Giochi, e per presentare la candidatura al Nobel per la Pace alla bicicletta. Strano e forse per altri un po' folle. Eppure è strano anche pensare che la commissione svedese è riuscita a dare il premio al capo di uno Stato che con la pace ha poco a che fare.
La verità è che la bicicletta è da sempre un simbolo di libertà. E la libertà è la peggior nemica delle guerre, assieme al coraggio. Strumento invincibile per sconfiggere la paura. Le storie sono infinite, alcune sono ancora segrete, forse si sapranno, forse non le conosceremo mai. Di sicuro, in molti Paesi la bici è stata un mezzo di salvezza e di speranza. Ha riunito persone, ha accorciato le distanze e le differenze. Quello che succede anche ora, in tutto il mondo: ragazzi che si mettono in viaggio e su due ruote attraversano confini, si immergono in nuove culture, incontrano nuove persone, le vedono con nuovi occhi, parlano lingue diverse e si intendono sempre nella stessa maniera. Con poche parole, quelle autentiche. Amore, per esempio.
La bicicletta, tutti i giorni, riduce il consumo di petrolio e rispetta il Pianeta ma non solo: il commercio dell'oro nero è da sempre il miglior carburante per i conflitti e l'acquisto delle armi.

E adesso, adesso che non le immagini dei morti in Siria ci hanno svegliato ma quelli di Parigi, le atrocità nei ristoranti, ai concerti, negli stadi. Ora che la guerra fa paura anche a noi. Ora la bicicletta è di nuovo un silenzioso simbolo di tenerezza e di coraggio. Un ragazzo svizzero, figlio di emigrati siciliani, ha trascinatocon la sua bici un pianoforte fino a Rue Richard Lenoir, vicino al teatro Bataclan, e ha suonato Imagine, la canzone di John Lennon che è diventato, ancora una volta, inno di pace.
Una cosa così semplice ma così potente. Come sono la musica e la bicicletta.

Forse un premio se lo merita davvero. Compagna silenziosa d'acciaio e poi in carbonio, ha combattuto le fatiche e le paure, ha portato messaggi di speranza, ha permesso a milioni di bambini di andare a scuola e di studiare perchè la cultura scaccia il buio, fa spazio alla verità.
La bicicletta è cambiata insieme a noi, le abbiamo dato gli anni migliori e quelli peggiori, ma la sua anima è sempre rimasta la stessa.
Leggera come la libertà.

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