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Paola Gianotti e il suo viaggio attraverso la Steppa

La bicicletta è una cosa che va parallela ai sogni. In molti casi è il mezzo per realizzarli. Paola Gianotti ne ha già realizzato uno grande: l'anno scorso ha fatto da sola il Giro del Mondo battendo un record persino dopo una vertebra incrinata pericolosamente. Ma si sa, dopo aver superato il limite, si cerca sempre un nuovo confine per capire che con la tenacia si può varcare anche quello.
Il sogno, questa volta, era un viaggio attraverso la Russia. La Transiberiana. Una corsa a staffetta che già alla sua prima edizione ha il sapore romantico delle leggende. Chilometri e chilometri in bicicletta lungo la tratta della ferrovia che collega la Russia Europea alle sue regioni più orientali. Un'esperienza intensa che Paola ha condiviso con Paolo, il suo omonimo amico ultracycler che l'aveva aiutata nella preparazione del Giro del Mondo.
I chilometri non sono stati la cosa più difficile. Paola ha dovuto combattere contro sei zone climatiche diverse, nove fusi orari e una buona dose di maschilismo da parte dei suoi compagni che, durante la corsa, le hanno fatto capire che essere l'unica donna in quella competizione non garantiva atti di galanteria, nemmeno quelli più consoni alla buona educazione.
Ma un sogno è un sogno. Anche se dormire e mangiare diventava ogni giorno più difficoltoso. Anche se il ritmo era elevatissimo e i chilometri percorsi giornalmente variavano dai 340 ai 1400. Numeri secchi che quasi spaventano. Eppure quei chilometri hanno regalato a Paola le emozioni che cerca da sempre.
La ferrovia era la magica rotta da seguire e il treno, di notte, si trasformava in un convoglio da favola. Nel buio, le luci raccontavano le storie della gente che attraversava il cuore della Russia. Perché? Per andare dove? A cercare una nuova vita o a ritrovare sé stessi? A trovare un amico, un parente. O un amore?
La bicicletta e il viaggio hanno in comune la libertà. E tutti e due servono a guardare il mondo da un'altra prospettiva. Da altre mille.

La Siberia non è un posto così poi lontano come si crede. Paola racconta che è un posto immenso, questo sì, ma con tanti paesaggi tutti diversi che, da casa, non riesci a immaginare: la steppa sopra la Mongolia e il suo senso di infinito, le foreste di alberi altissimi e tutti vicini a coprire il cielo, i piccoli villaggi con i venditori di funghi, di angurie, di fragole.
L'età non conta quando si ama la vita. Paola spiega del loro formidabile incontro con una signora di settantaquattro anni che stava attraversando la Russia in Mountain Bike da tre mesi. Hanno parlato, hanno condiviso un pezzettino di esistenza. E le hanno regalato una tavoletta di cioccolato. Il momento più bello.
La fantasia ci salverà. Paola racconta che un giorno li ha superati un pullman sgangherato pieno zeppo di gente. In fondo, una signora con il velo li ha guardati intensamente e poi li ha salutati con un lieve sorriso prima di perdersi nell'orizzonte. Aveva un viso mistico, dall'età indefinita. Chi era quella donna? Pensi che deve esserci per forza qualcosa di magico in quello che vedi. Ed è anche questo che fa continuare il viaggio.
In alcune parti del mondo resta intatto il fascino della gentilezza di altri tempi. Paola spiega delle loro soste nei villaggi. Dopo trentacinque ore in bicicletta capitava di riposarsi in queste case di altri tempi, con gli specchi consumati e le cucine come una volta. La vita ferma a sessant'anni fa. Con il fascino delle cose di allora, del passato tenuto al sicuro, pulito. Era tutto bello. La bellezza delle cose semplici.

L'arrivo a Vladivostok, di fronte al Giappone, è stato pressappoco uguale a tutti gli altri arrivi. La meta è il viaggio, dice spesso Paola. Ed è vero. La ferrovia li ha guidati attraverso la Russia e la steppa, li ha portati nel cuore di un continente, li ha avvolti con le sue storie, le notti dal freddo pungente di Mosca e il caldo delle zone tropicali siberiane.
Era una corsa ma è stato un altro viaggio interiore lungo diecimila chilometri. Complice la bici, di nuovo. Il mezzo più incredibile che abbiamo di stare a contatto con il cielo e con la terra senza perderci nemmeno una sensazione, un profumo, un colore.

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