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Pasolini, il ciclismo e il sole del Friuli

'In una mattina dell'estate del 1941 io stavo sul poggiolo esterno di legno della casa di mia madre. Il sole dolce e forte del Friuli batteva su tutto quel caro materiale rustico.'

Quando mi chiedono perché ho cominciato a scrivere di ciclismo non so mai rispondere. O forse saprei anche dirlo ma ci vorrebbe veramente troppo tempo per spiegarlo. La gente non è poi troppo abituata alle risposte lunghe. Per abbreviare tutto, dico che ho cominciato a scrivere a quattordici anni o giù di lì per soddisfare il mio infinito bisogno di raccontarmi storie. Tutte quelle che avevo in testa. Poi è arrivato il ciclismo che è una specie di romanzo a puntate con centomila personaggi tutti diversi. I tifosi, i ciclisti. Un romanzo corale, di quelli che non vorresti mai finire di leggere.
Per uno scrittore i suoni, i profumi ma soprattutto la parola sono bisogni impellenti. Rivelazioni.
A Cividale del Friuli, durante il passaggio del Giro, c'era lo stesso sole dolce e forte di quella mattina d'estate. E' facile immaginarselo così, Pier Paolo Pasolini. La sua terra. Le origini significano tutto. E' il nostro pozzo di acqua fresca, dal quale possiamo attingere all'infinito. Dal quale attingiamo ogni giorno, senza accorgercene a volte. Rosada. E' una parola di un contadino, un suono friulano ripetuto per secoli, che lui sente in quel mattino d'estate del 1941. E subito si mette a scrivere un verso. Fa tutto parte di una magia ricettiva, il furioso bisogno di mettere un suono per iscritto, di dire quell'attimo.
Forse è così anche per il ciclismo. Il gruppo che passa su quel ponte altissimo sopra le acque verdi non è solo un gruppo, sono storie, sono uomini. Scontato da dire ma non da pensare, visto le mille polemiche che sorgono quando un ciclista dimostra di non essere una macchina. Una volta, al processo alla tappa, proprio Pasolini disse che non avrebbe mai fatto la distinzione tra corridore e uomo. Un cardine fondamentale per raccontare il ciclismo dalla prospettiva più vera che esista.

A Cividale c'è il sole dolce e forte del Friuli e c'è il rosa del Giro d'Italia. Questo sport e la letteratura hanno qualcosa di incredibilmente intimo in comune. Qualcosa che va oltre gli strani collegamenti culturali che ci vengono propinati quasi a forza. Scrivere ha a che fare con la libertà e il ciclismo anche: un legame perfetto. Una poesia che attinge dalle radici della tradizione, dai suoni che abbiamo sentito da bambini. Perché la bicicletta è un oggetto con l'anima e ha un ricordo per ognuno. Le mattine fredde d'inverno con l'odore dei camini accesi o le sere d'estate lungo le strade dei paesi con il canto dei grilli nei campi e il cielo inondato di stelle.
Che il ciclismo lo racconti in profondità solo così, ascoltando la terra che attraversa, come i pellerossa; guardando in faccia i ragazzi all'arrivo, dopo la linea bianca; guardandoli sorridere e piangere; sentendo la vita che scorre come un fiume e poi si placa, luccica, ma non smette di scivolare verso il mare dei sogni.

A Cividale c'è il sole dolce e forte del Friuli, una bandiera chiusa in un pugno come un piccolo cuore da proteggere. Alessandro De Marchi, il Rosso di Buja, paesino in provincia di Udine che l'ha visto crescere. A vederlo su quelle strade, stavolta, c'è la sua famiglia, il suo nipotino vestito con la divisa della squadra, i suoi tifosi. Voleva fare qualcosa per farli emozionare. Anche questo è un bisogno impellente: quando fai chilometri e chilometri in giro per il mondo e poi torni a correre sulle strade di casa vorresti dire a tutti il tuo amore. Che le distanze non riescono a spegnere niente di tutto quello che è davvero importante. Che la nostalgia ti ha accompagnato nelle notti in giro per il mondo, che il pensiero di chi pensava a te ti ha sostenuto nelle giornate in cui le gambe erano di legno.
Basta così poco a volte per dimostrare che ci si vuole bene. Uno sguardo, un gesto d'intesa, una premura. Basta una bandiera chiusa nel pugno, su un rettilineo circondato dai vigneti, sotto il sole dolce e forte di un pomeriggio friulano.

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