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Passaggio di testimone?

Negli anni abbiamo visto tanti passaggi di testimone tra il campione e il suo delfino, per rimanere agli ultimi anni abbiamo quello in casa Saeco tra Simoni e Cunego e quello mai consumato fino in fondo tra Basso e Nibali in casa Liquigas, proprio il siciliano adesso si ritrova dall'altra parte della barricata. In un età in cui può ancora dare tantissimo, si ritrova a dover fare i conti con Fabio Aru. Tra i due ci sono 5 anni di differenza e tre GT di differenza nel palmarès.

Ma si sa che i palmarès e il passato contano fino ad un certo punto e in poche occasioni abbiamo visto la squadra privilegiare il vecchio campione, che poi in questo caso tanto vecchio non è, rispetto al giovane rampante. Beppe Martinelli che in carriera ha vinto il Giro con Pantani, Garzelli, Simoni, Cunego e Nibali e il Tour con Contador e Nibali è abituato a  gestire queste situazioni, visto che era in Carrera ai tempi della rivalità tra Chiappucci e Pantani, e in Saeco quando Cunego scalzò Gilberto Simoni. In entrambi i casi si schierò dalla parte del più giovane e se in casa Carrera la convivenza andò avanti senza grossi problemi, al Giro 2004 Cunego e Simoni corsero praticamente da avversari.

In questa circostanza le cose sono un po' diverse perché solo 13 mesi fa Nibali vinceva il Tour de France ed entrava nel ristretto club dei vincitori dei 3 grandi giri, quindi accantonarlo o sacrificarlo, nonostante un 2015 deludente non è non può essere un'opportunità plausibile. Fabio Aru è in costante ascesa e dopo il terzo posto del Giro 2014 e le due tappe alla Vuelta 2014, chiusa al quinto posto in classifica, nell'ultimo Giro d'Italia nonostante qualche malanno fisico ha chiuso secondo alle spalle di Contador e conquistato due tappe. Risultati che ne avevano fatto senza discussioni il capitano dell'Astana per quest'ultimo GT stagionale.

A rimettere tutto in discussione è stato il Tour inferiore alle attese di Vincenzo Nibali, che ha portato Alexandre Vinokourov, il grande capo della squadra kazaka prima a pungolare e poi in qualche modo a costringere Nibali a presentarsi in Spagna, per regalare un successo alla sua squadra. Successo che non obbligatoriamente dovrà portare Nibali ma che è richiesto a gran voce dopo i piazzamenti sul podio di Aru e Landa al Giro e il quarto posto al Tour di Nibali. Per non farsi mancare nulla è stata convocato anche Landa che potrebbe avere concrete chance di fare classifica ma che a meno di cali di uno dei due italiani, sarà costretto a fare il gregario.

Nonostante il cast di altissimo livello con i primi quattro dell'ultimo Tour che si sfideranno nuovamente in Spagna, la curiosità maggiore è su come andrà la convivenza tra Nibali e Aru. I due, in tre anni, hanno corso davvero poche volte assieme e in maglia Astana non lo fanno dalla Vuelta Burgos 2013. Il precedente più importante è il Giro 2013 ma allora Fabio era solo un ragazzo di belle speranze e Vincenzo l'uomo a cui Astana aveva affidato il proprio futuro.

Non credo che i due si scorneranno e si scatteranno in faccia, anzitutto perché si rispettano e si stimano e perché sanno benissimo che solo unendo le proprie forze possono spuntarla su corridori come Froome, Quintana, Valverde, Purito. La Vuelta proporrà 9 arrivi in salita e sarà la strada a decidere le gerarchie, e nessuno dei due si tirerà indietro nel momento dovrà lavorare per l'altro. Certamente Nibali potrebbe accusare le fatiche del Tour ma a mio avviso i tempi per il passaggio di testimone tra i due non sono ancora maturi.

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