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Peter Sagan: in cima al mondo

Da quando in gruppo è apparso Peter Sagan ed era il gennaio del 2010, l'impressione che avessimo a che fare con un predestinato era chiara a tutti. Alla sua prima gara tra i pro, il Tour Down Under, fece subito intravedere i suoi mezzi, piazzandosi in due frazioni tra i primi 5, entrambe le volte alle spalle del campione del mondo Cadel Evans.
Poco più di un mese dopo, ecco i primi successi alla Parigi Nizza, prima regolando un gruppetto ristretto con al suo interno gente come Tony Martin, Purito Rodriguez e Alberto Contador, e poi con un assolo da finisseur. Col passare dei mesi e delle gare aumentavano i successi e le attese, ma Peter non accusava minimamente la pressione, altro sintomo che ci trovassimo di fronte ad un grandissimo.

Così successo dopo successo, è chiamato a  lasciare il segno nelle grandi classiche. Il suo modo di correre sempre abbastanza aggressivo, abbinato alla sua velocità ne fanno uno spauracchio per tutti e spesso accade che gli corrano tutti contro, se poi ci aggiungiamo una Liquigas non sempre all'altezza della situazione, vista la sua propensione per le grandi corse a tappe, ecco che in certe corse Peter ha qualche "problema". Alcune  classiche come la Gand o Harelbeke le porta a casa, ma a mancargli è il successo in una Monumento.
Certamente a fare grande il corridore slovacco è la sua forza in bici, la possibilità di vincere quasi ogni corsa a cui prende parte, ma uno come Sagan, in un mondo come quello del ciclismo che si prende troppo sul serio ed è un po' troppo legato alle tradizioni,  è quasi una novità assoluta. Le sue esultanze sfacciate, le dichiarazioni sempre volte alla battaglia con i suoi avversari e qualche comportamento un po' sopra le righe, vedi la palpatina alla miss ad Harelbeke, ne fanno un personaggio e gli attirano addosso invidie e gelosie.

Richmond potrebbe aspettare la volata finale ma quella maglia iridata è lì a portata di mano e così come ha già fatto tante altre volte in passato, appena ha l'occasione di muoversi lo fa senza pensarci troppo. Giusto il tempo di dare uno sguardo alla situazione venutasi a creare e capire che quella poteva essere l'occasione giusta, eccolo involarsi verso la vetta del mondo.
Non c'è avversario che tenga, nessuno può impedirgli di andarsi a  prendere quel successo che per tutti vale una carriera, per tutti ma non per lui perché per uno con la sua forza è impossibile pensare che questa resterà la giornata perfetta della sua carriera.
Adesso toccherà a Peter indossare la maglia più bella dell'intero gruppo, quella che inseguono tutti, perché prima o poi tutti i corridori hanno un Mondiale che si addice alle proprie caratteristiche, mentre un Tour de France è off limits per la maggior parte del gruppo.

Se si potesse scegliere il campione del mondo, Peter sarebbe certamente quello ideale, va forte tutto l'anno, vince e convince, è sempre al centro dell'attenzione ed è un personaggio anche giù dalla bici. Adesso, ancor più che in passato, tutti gli occhi saranno su di lui e tutti gli correranno contro ma uno come lui è abituato e c'è da scommettere che nemmeno la maledizione della maglia iridata gli fa paura, d'altronde lui è quello che non vuole essere il secondo Eddy Merckx, ma solo il primo Peter Sagan.

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