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Purito Rodriguez

Dalle lacrime di luglio all'annuncio dei giorni scorsi, tanto sono durati i dubbi e le incertezze di Joaquim Rodriguez in merito al suo futuro. Probabilmente aveva già deciso tutto e quella conferenza stampa, durante il primo giorno di riposo del Tour de France, aveva chiarito a tutti la sua voglia di cambiare vita. Questi ultimi mesi di presunti dubbi sul proprio futuro sono stati solo una vana speranza di vederlo ancora in gruppo l'anno prossimo con la maglia del Barhain Merida.

In realtà, dopo Rio e l'ennesimo "successo" sfiorato, aveva già smesso. E il trittico autunnale di RCS (Milano - Torino, Piemonte e Lombardia) era stato solo un regalo non gradito da parte della sua squadra, quella Katusha che se da un lato gli ha permesso di diventare grande, dall'altro non lo ha mai supportato come avrebbe meritato.

Con Purito se ne va via un pezzo di cuore (sicuramente di chi scrive), con lui lascia uno dei corridori più amati del gruppo e i motivi sono tanti, sicuramente c'entra il fatto che non andava alle corse per onor di firma o per allenarsi e la sua capacità di essere costante durante l'arco della stagione. La sua condotta di gara spesso accorta e attendista, soprattutto nei GT, avrebbe potuto provocargli antipatie ma in realtà è stato uno dei suoi punti di forza. Per poter competere con avversari più forti o più adatti alle corse a tappe, dove spesso le cronometro sono state l'avversario più duro da battere, questo suo modo di correre è stata la sua arma per giocarsela ad armi pari con avversari che, se affrontati a viso aperto, lo avrebbero battuto senza appello.

In carriera ha vinto due Lombardia, una Freccia Vallone, due Volta Catalunya, una Vuelta al Pais Vasco, tre volte la Classifica UCI, 15 tappe nei GT (10 alla Vuelta, 3 al Tour e 2 al Giro), la classifica a punti al Giro 2012 e quella dei GPM alla Vuelta 2005. E' salito sul podio a Giro, Tour e Vuelta e in due edizioni dei Mondiali. Eppure sarà ricordato per quello che non ha vinto.

Tra le sconfitte più brucianti è impossibile dimenticare il Giro 2012 dove si impose ad Assisi e Cortina e perse la maglia Rosa, dopo averla indossata per 10 giorni, nella crono finale di Milano. Ancora più drammatica la sconfitta alla Vuelta sempre nel 2012, quando dopo aver preso la maglia di leader al quarto giorno di corsa e averla indossata per 13 giorni, dimostrando di essere il più forte in salita e vincendo tre tappe, dovette accontentarsi del terzo posto finale. Tutta colpa dell'ormai celebre tappa di Fuente De, una frazione sulla carta innocua ma in cui Contador riuscì a ribaltare la corsa a suo favore con un attacco a 50 km dal traguardo che sorprese Purito e la Katusha. Una frazione in cui certamente mancò il supporto della squadra ma dove a risultare decisiva fu soprattutto l'incapacità di reagire e di mantenere la calma da parte di Rodriguez, visto che Valverde dopo essersi fatto sorprendere allo stesso modo, nel finale riuscì praticamente a rientrare su Contador.
Il vero dramma sportivo di Purito sono stati però i Mondiali di Firenze, quando ad un passo dalla maglia iridata, venne raggiunto e battuto allo sprint dal portoghese Rui Costa, incredibilmente favorito da Alejandro Valverde che anziché fare il gioco  della Spagna, fu decisivo per la vittoria del portoghese. E dire che per tanti anni Purito era stato al servizio proprio di Valverde nella Caisse d'Epargne.

Il grande ciclismo lo aveva scoperto sul muro di Montelupone alla Tirreno. E quello di Signore dei Muri sembrava dover essere il suo ruolo ma col passare degli anni abbiamo scoperto e imparato ad amare un corridore decisamente più forte e completo, un Campione a tutto tondo. La sua assenza a partire dal prossimo anno si noterà come quelle sue accelerazioni sui muri più duri del mondo, dove era semplicemente impossibile resistergli.  

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