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Road to Davos| Ep. 1

Il lago in certe giornate di pioggia sembra riportare a galla le sue leggende, una specie di cantilena con la risacca. Storie raccontate tra il grigio- verde delle sue acque e la nebbiolina che sale dall'orizzonte e nasconde le rive lontane.

Ogni viaggio, lungo o breve che sia, ha i suoi rituali e i suoi perché. La bicicletta è così, resta uno dei modi più intensi di vivere la strada fino in fondo. Respiri tutto, persino in giornate come queste il buongiorno è grigio e il caffè dovrebbe essere sempre più bollente di come lo servono al piccolo bar in piazzetta a Menaggio. Una specie di paese fantasma come tutti quelli di lago fuori stagione. C'è l'odore delle brioches appena sfornate che si mischia con quello che viene da fuori. Ottobre inoltrato. Che sembra quasi gennaio. 
La gente guarda curiosa tre pazzi che pensano di mettersi in viaggio con questo tempo da lupi. Che in Svizzera danno neve e vento come una di quelle corse al Nord che si vedono in televisione e ti strappano via il cuore. In fin dei conti il ciclismo è così: gli altri lo possono chiamare masochismo ma in realtà è un vero e proprio culto della sofferenza. Che ti purifica, che ti segna un limite e poi te lo fa superare. Così è il ciclismo, questa è la strada.

Dita che scorrono su una cartina mentre la pioggia non smette di rendere le strade lucide e formare pozzanghere dove zampetta un cane.

Quello di andare è un richiamo troppo grande, è nella nostra natura. E la bici la asseconda da sempre. Verrà buio presto oggi, il meteo dice che non smetterà. C'è il Maloja prima di Saint Moritz, una striscia tremenda di tornanti che si arrampica su per la montagna, nel cuore della Svizzera.
C'è il tempo per un'altra brioches alla crema, cinque minuti nel bar per prendersi un po' di caldo prima di partire. 
Ricomincia a piovere, a piovere forte. Le nuvole sul lago si spostano come vele sulla nebbia. 
Ogni viaggio, lungo o breve, ha i suoi rituali e i suoi perché. Questa volta, semplicemente, il senso è quello più profondo del ciclismo: ascoltare la strada, sopra tutto. Guardare il mondo da un'altra prospettiva. Da questa prospettiva. Perché quella a due ruote resta sempre la nostra preferita. In assoluto. 
 

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