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Sky cambia e vince, durerà?

Dal 2010 in avanti, insomma da quando è entrato nel ciclismo, il Team Sky si è contraddistinto per un modo di correre schematico e scientifico che è andato a cozzare con quell'immagine romantica del ciclismo che abbiamo un po' tutti quando ripensiamo ai campioni del passato. Campioni capaci di grandi imprese, spesso impossibili all'apparenza, o di resistere in maniera stoica, buttando il cuore oltre l'ostacolo. Tutte cose sconosciute in casa Sky, dove tutto è studiato e definito nei minimi particolari, basti pensare all'ultima Vuelta a España, dove Froome anziché guardare gli avversari e reagire alle loro accelerazioni, restava impassibile ad ogni cambio di ritmo e si preoccupava solo di controllare il suo SRM. Una tattica di gara quasi bizzarra ma che alla fine gli ha consentito di arrivare a Santiago de Compostela in seconda posizione a 1'10' da Contador.

Negli anni questo metodo ha dato i suoi frutti, con la squadra britannica, che ha puntato quasi tutte le sue carte sulle corse a tappe, capace di vincere in cinque anni due Tour de France, e di conquistare altri cinque podi nei GT con quattro secondi posti (1 al Giro, 1 al Tour, 2 alla Vuelta) e  un terzo (Vuelta). Se poi allarghiamo il discorso alle brevi corse a tappe i successi crescono a  dismisura. Tra gli altri si contano nove successi, equamente distribuiti, tra Parigi-Nizza, Delfinato e Romandia. Qualcosa si è inceppato lo scorso anno, con la squadra rimasta quasi a mani vuote e quindi il grande capo David Brailsford, ha deciso di modificare almeno in parte l'atteggiamento dei suoi uomini. Per farlo sono arrivati corridori importanti che hanno nelle loro corde la possibilità di uscire dallo spartito assegnatogli e di inventarsi qualcosa con la fantasia.

In quest'ottica vanno visti gli arrivi di Nicholas Roche e Wout Poels, due corridori che hanno buoni numeri ma che non hanno certamente nella costanza di rendimento, da sempre il punto forte degli uomini Sky, la loro qualità migliore. Più o meno lo stesso discorso si può fare anche per il norvegese Lars Petter Nordhaug, che però avrà meno occasioni di fare la propria corsa. Dopo qualche anno di assenza è tornato in squadra anche un velocista importante e l'arrivo di Elia Viviani dimostra la volontà di andare a cogliere successi parziali nelle gare  a tappe e in quelle corse che di solito non vedevano la squadra britannica protagonista. Siccome in questi anni, un certo modo di correre ha comunque dato i suoi frutti, ecco l'arrivo del ceco Leopold Konig, settimo all'ultimo Tour e atleta ideale per il treno di Chris Froome, vista la sua costanza di rendimento.

Certamente il modo di correre della Sky porta un grande dispendio di energie psicofisiche come dimostrano le battute a vuoto di Wiggins e Froome dono gli anni di sacrifici per arrivare a Parigi in maglia gialla. Per evitare che questa situazione degenerasse, in questa prima parte di stagione il Team Sky ha corso in maniera un po' diversa, attuando una tattica di gara meno esasperata lasciando un minimo di libertà in più ai propri corridori e questo ha portato ottimi risultati. Certo quando c'era da controllare o indirizzare sui propri binari la corsa come all'ultima Parigi-Nizza è stato fatto, ma senza quell'esasperazione a cui ci avevano abituato negli ultimi anni, anche in situazioni che non lo richiedevano e dove a conti fatti la Sky faceva il gioco degli avversari.

In concreto tra Volta ao Algarve e Parigi-Nizza, non c'erano gerarchie prestabilite tra Porte e Thomas con i due che si sono giocati liberamente le proprie carte, con il recente arrivo sulla Croix-de-Chaubouret che ha visto Porte chiudere in prima posizione davanti a Thomas, dopo che il gallese al termine del lavoro dei gregari anziché dare l'ultima accelerata per favorire lo scatto dell'australiano, è scattato in prima persona, tentando di prendere la maglia e consentendo a Porte di agire di rimessa. Una tattica nuova in casa Sky ma che ha gettato le basi per il successo finale. Successo che non ci sarebbe stato senza la grande cronoscalata finale di Porte e senza i nervi saldi della tappa di Nizza dove tra fughe numerose, attacchi (in discesa) di Kwiatkowski, pioggia e cadute sia di Porte che di Thomas, gli Sky come accaduto al Delfinato 2014 hanno rischiato di finire gambe all'area in una giornata in cui le tattiche sono andate a farsi benedire.

Il successo di Poels a Castelraimondo nella quarta tappa della Tirreno Adriatico, è probabilmente quello che rientra meno nelle corde della Sky, con l'olandese che in pratica ha fatto tutto da solo sfruttando il lavoro delle altre squadre e dimostrando che in salita si può vincere anche senza il treno che Sky usa per spianare la salita e sfiancare gli avversari.

A testimoniare la bontà del nuovo corso Sky ci sono i 13 successi ottenuti in questo primo scorcio di stagione, un bottino pesante considerando che in tutto il 2014 i successi erano stati 26. Più in generale mai nella sua storia il bottino era stato così ricco a questo punto della stagione, nemmeno nel 2012, anno di grazia del team con 51 successi, quando alla vigilia della Sanremo i successi erano 12. Raggiungere quota 51, senza Cavendish sarà molto difficile ma sicuramente dopo una stagione complicata, il progetto Sky è ripartito a tutta velocità e non ha intenzione di fermarsi.

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