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Squalifiche: la forza di continuare

In un mondo come quello del ciclismo che spesso ha dovuto fare i conti col doping, una squalifica è sì un marchio che si appiccica per sempre ad un corridore ma sostanzialmente non gli impedisce di riprendere normalmente la propria carriera. I campioni pizzicati all'antidoping, come Basso, Contador o Valverde, dopo aver espiato i loro peccati, sono tornati a vincere e hanno riacquistato una certa credibilità, rimanendo tra i protagonisti del gruppo.

La stessa sorte, però, non tocca a tutti i corridori, ad esempio c'è chi come Davide Rebellin che ha fatto più fatica a tornare nel ciclismo che conta ma che a 45 anni suonati non ha la minima voglia di smettere, un altro esempio è rappresentato da chi pur di continuare a correre ha dovuto cambiare completamente abitudini, lasciandosi alle spalle le strade di Giro, Tour e Vuelta per andare a scoprire quelle statunitensi, sudamericane, africane e asiatiche. Tra questi ci sono due spagnoli classe '76: El Niño Oscar Sevilla e Francisco "Paco" Mancebo.

Prima coinvolti e poi scagionati nell'Operacion Puerto, non hanno scontato nemmeno un giorno di squalifica, ma in pratica, da quella estate del 2006, la loro carriera è cambiata per sempre, visto che da quel momento nessuna squadra importante li ha più cercati. Ormai sono passati quasi 10 anni e i due non hanno nemmeno più l'età per poter sognare di rientrare nel grande ciclismo, ma non per questo hanno appeso la bici al chiodo o hanno smesso di inseguire vittorie.
Entrambi erano corridori da GT e davano il meglio sulle strade del Tour de France ( Mancebo 5 volte nella Top 10 tra il 2000 e il 2005, Sevilla 7° nel 2001) e della Vuelta ( Sevilla 2° nel 2001, 4° nel 2002, 7° nel 2005, Mancebo 5°, 3° e 4° tra il 2003 e il 2005). In quel 2006, Mancebo, dopo 7 anni alla Banesto era passato alla Ag2r mentre Sevilla, dopo gli anni in Kelme e Phonak, si era riciclato come gregario al servizio di Ullrich nella Telekom. Se fino a quei giorni le loro strade si erano incrociate spesso e volentieri, diventarono le stesse nel 2007 quando dopo alcuni mesi di stop tornarono a correre assieme nella Relax-GAM e nel 2009 quando firmarono per la Rock Racing.

In questi anni Sevilla ha trovato la sua dimensione nel calendario sudamericano firmando per una miriade di squadre e imponendo la sua legge in corse come Tour do Rio e Vuelta Mexico che ha conquistato in due edizioni e soprattutto alla Vuelta a Colombia dove ha vinto le ultime tre edizioni. Mancebo, invece, non si è mai rassegnato a restare fuori dal ciclismo europeo e ha tentato di rientrarvi in più occasioni passando anche attraverso squadre portoghesi o greche. La sua dimensione l'ha trovata nel mondo delle Continental statunitensi, raccogliendo bei successi nel calendario nord americano prima di passare alla SkyDive Dubai e andare a conquistare successi in Egitto, Giappone e Malesia, oltre alla possibilità di fare qualche corsa in Spagna o di misurarsi con tanti campioni al Dubai Tour e all'Abu Dhabi Tour. In queste occasioni per lui non sono arrivati successi ma ha sempre mostrato la sua voglia e la sua tenacia andando in fuga appena possibile.

L'OP ha segnato la fine della loro carriera ad alti livelli ma gli aperto nuove strade e regalato la forza e il coraggio di continuare a correre, mostrando un grande amore per la bici e il ciclismo e pazienza se lo hanno fatto lontano dai grandi palcoscenici a cui erano abituati.

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